A 40 anni ho perso 40 chili

102 chili sull’anima.

Oggi ospitiamo un guest post di Francesca Sanzo, nota in rete come Panzallaria. Per lei i 40 anni sono stati DAVVERO una svolta in positivo. A lei la parola.

 

40 anni: l’età dei bilanci, forse.

Non lo sai fino a quando non ti ci avvicini come ti sentirai quando li compi e se – come me – non hai mai creduto alle frasi fatte, ai luoghi comuni, sei anche un po’ scettica che a te possa succedere “qualcosa” quando ti avvicini alla fatidica data.

I miei li ho compiuti il 30 ottobre del 2013. Già da qualche mese mi ero messa a riflettere sulla mia vita, sulle scelte fatte, sugli obiettivi e anche sulle cose che non erano andate proprio per il verso in cui avrei voluto. Una su tutte: come avevo trattato il mio corpo.

Mi ritrovavo con 102 chili sul groppone ormai da alcuni anni e altalenavo la consapevolezza che avrei potuto volermi bene in maniera diversa (e non affogando le mie paure nel cibo) e la paura che ormai fosse troppo tardi per uscire da una situazione che mi faceva sentire a disagio, con me e con gli altri; una situazione che cominciavo a percepire come davvero inficiante per la mia salute.
40 anni, età dei bilanci e – nel mio caso – anche delle bilance.

Non mi ero pesata per tantissimo tempo, come se non farlo potesse in qualche modo fare sparire il problema, ma il problema era concreto e si ripresentava tutte le volte che dovevo salire due rampe di scale e mi veniva il fiatone, quando non riuscivo a giocare con mia figlia o un attacco d’asma mi impediva una semplice passeggiata in collina.


Una vocina, quella che io chiamo la mia “anima nera”, mi ripeteva che ormai era troppo tardi, che i giochi erano fatti, che per me non c’era più speranza. Una consapevolezza, nel frattempo però si faceva largo: quel corpo non mi rappresentava e l’amore per me stessa non poteva essere quello, dovevo provare a fare qualcosa.

Così è iniziata la mia muta. Ho scavato dentro per tirare fuori i motivi che mi avevano spinta a mangiare troppo e male. Ed erano tanti, ed erano nessuno. Ho smesso di sgridarmi, ho cercato di fare pace con lei, la mia anima nera e ho accettato – pienamente – il fatto di essermi “inceppata” a un certo punto. Non fallimento ma esperienza.

Ho capito che dovevo volermi profondamente bene come donna obesa e iniziare un percorso di cura di me, di nuovo stile di vita, di accettazione di un aiuto esterno per cambiare. E ho iniziato a cambiare. Con la dieta, con lo sport, ma soprattutto con l’ascolto della mia anima.

Avevo 102 chili sull’anima ma non mi servivano più. Avevo quarant’anni.
40 anni, in qualsiasi momento possiamo decidere di cambiare e non c’è provare, c’è solo fare e non fare.

In un anno ho perso 41 chili, ho iniziato a correre (e sto preparando la mia prima mezza maratona, io che prima ero affetta da divanite cronica) e ho recuperato l’amore di me, oltre che la salute.
ioHo imparato che ogni cosa che scegliamo per noi, nella vita, ci insegna qualcosa, ci fa essere le persone che siamo e che in qualunque momento della vita noi possiamo compiere una serie di scelte e che quello che dipende da noi, possiamo sempre cambiarlo.

40 anni, sono nata una terza volta: la prima il 30 ottobre 1973, la seconda quando ho scoperto che dovevo imparare a volermi bene (nel 2009) la terza a 40 anni, quando ho iniziato a farlo davvero.

Ora sono una persona nuova, non ho più piombi ai piedi e vivo secondo quella che io chiamo la “filosofia Forrest Gump”, ovvero cerco di cogliere il meglio da ogni esperienza con gli occhi sempre curiosi e pochi preconcetti.

 

40 anni, che età meravigliosa!



[  ho scritto un libro che racconta la mia storia e si intitola “102 chili sull’anima: la storia di una donna e della sua muta per uscire dall’obesità ]

 

Della stessa autrice A due passi dalla meta. Come uscire dalla sedentarietà, mantenersi in forma e nutrire la propria creatività

 

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