come difendersi da un uomo violento

Come difendersi da un uomo violento

Come riconoscere la violenza? Come difendersi da un uomo violento?

 

Non siamo felici di dover affrontare questo tema qui sul blog, perché vorremmo che la violenza in una coppia non esistesse, in qualsiasi forma, fisica o psicologica. Ma i fatti ci hanno portato a doverne parlare: sia la cronaca, che è tragica e quotidiana, sia i nostri contatti personali. Qualche tempo fa nel gruppo delle Amiche di 40 Spesi Bene una donna ha confessato di aver subito una violenza domestica e ha chiesto consiglio.

Questo post è per lei e per tutte le donne che si trovano con un partner violento e non sanno cosa fare.

Le indicazioni che seguono sono della mia amica Avvocata Livia Esposito e della collega Avvocata Maria Laura Ghitti, che potrete eventualmente contattare cliccando sul loro nome.

 

La violenza sulle donne: i dati

 

La violenza nei confronti delle donne, sebbene tanto se ne parli e siano pressoché quotidiane le notizie di cronaca relative a tali odiosi accadimenti, resta, purtroppo, un fenomeno ancora prevalentemente nascosto.

La maggior parte delle donne vittime di violenza subisce in silenzio vessazioni fisiche e psicologiche da parte dei propri mariti o compagni senza avere la forza di chiedere aiuto.

Sono donne ormai rassegnate, si sentono spesso sole, deboli e hanno paura di subire ulteriori atti di violenza tant’è che spesso, qualora si trovino costrette a recarsi in ospedale per ricevere le cure del caso, non hanno il coraggio di riferire al personale sanitario la verità, ma giustificano i segni lasciati dalle violenze subite raccontando che si è trattato “solo di una caduta” o di “un banale incidente domestico”.

 

Qualche dato, anche statistico, sui reati di genere nel 2016:

  • le vittime di stalking e atti persecutori: 77% donne (atti persecutori);

  • le vittime di maltrattamenti: 94% donne;

  • il 63% degli stupri è ad opera di partner o ex partner;

  • il 17,4% degli stupri è agito da conoscenti;

  • il 7% degli stupri è da parte di estranei;

È diminuita la violenza fisica ma è diventata più grave (è aumentata la paura di morire); è aumentata la frequenza della violenza psicologica (grazie alla legge sui femminicidi, la violenza fisica non è sempre presente nei casi di violenza psicologica, morale, economica. Può accadere solo una volta, un episodio, poi è solo violenza psicologica).

Le denunce sono aumentate dell’11,8% (in ogni caso, poche rispetto alla realtà).

Nei reati di violenza sessuale intrafamiliare, è aumentata la consapevolezza della vittima, la percentuale delle donne che lo considera reato è passata dal 14,3% al 29,6%. Per molte donne ancora, la violenza è sinonimo di amore, di attenzione da parte del partner.

Ma allora procediamo per gradi e poniamoci alcune domande.

 

La violenza è trasversale

Si è spesso portati a credere che la violenza contro le donne riguardi prevalentemente strati sociali emarginati, soggetti patologici o famiglie multiproblematiche.

In realtà tale fenomeno è trasversale e interessa donne di tutte le culture, stati sociali, livelli di istruzione, etnie e fasce d’età. Vengono stuprate e picchiate donne di tutte le età, condizione economica, sociale e culturale.

Gli uomini violenti appartengono a tutte le classi sociali.

come difendersi da un uomo violento

È importante, pertanto, tenere a mente che esistono differenti tipi di violenza, nonché un insieme di indicatori che ci consentono di capire se siamo divenute vittime di violenza o se un’altra donna si trovi in tale condizione.

 

Le varie forme di violenza

Le più riconoscibili ed evidenti forme di violenza sono la violenza fisica e la violenza sessuale.

 

Violenza fisica

Consiste in ogni forma di intimidazione o abuso che comporti l’uso della forza fisica su un’altra persona.

In tale categoria possono ricomprendersi comportamenti quali spintonare, tirare i capelli, dare schiaffi, dare pugni, calci, strangolare, ustionare, privare del sonno o delle cure mediche.

 

Violenza sessuale

La seconda si caratterizza, invece, per ogni imposizione di pratiche sessuali non desiderate.

Accanto alle predette tipologie di violenza si collocano – e spesso si intrecciano – altre forme di violenza:

 

Violenza psicologica

La violenza psicologica è una forma di violenza subdola ed insidiosa poiché viene spesso attuata all’interno della comunicazione e attraverso le distorsioni della comunicazione stessa. In particolare, si caratterizza per una serie di comportamenti (minacce, insulti, umiliazioni) posti in essere dal soggetto maltrattante volti a minare l’identità della vittima, a svuotare la stessa ponendola in una condizione di inferiorità.

 

Violenza economica

La violenza economica, invece, si può definire come ogni forma di privazione e controllo che limiti l’indipendenza economica di una persona come, a titolo esemplificativo, sottrarre ad una donna lo stipendio, obbligarla a lasciare il lavoro o impedirle di trovarne uno, costringerla a firmare documenti o a contrarre debiti, impedirle qualsiasi decisione in merito alla gestione della casa e della vita familiare.

 

Il ciclo della violenza

È bene ricordare come spesso la violenza si sviluppi in modo graduale, quasi sempre crescente e ciclico.

Gli episodi violenti crescono d’intensità fino allo scoppio della tensione, a cui segue spesso un periodo di calma fino all’aggressione seguente; periodo di calma nel corso del quale il maltrattante cercherà di “farsi perdonare” inducendo la vittima a sperare che la situazione possa cambiare.

La violenza fisica e sessuale in un rapporto di coppia è sempre accompagnata da quella psicologica (la violenza psicologica è sempre presente).

 

Generalmente gli episodi di violenza si verificano ciclicamente, senza motivo apparente, a intervalli sempre più brevi e si susseguono in un crescendo di gravità che può mettere in serio pericolo la vita stessa della donna.

 

Si tratta del ciclo della violenza ed è composto da tre fasi:

 

  1. la costruzione/crescita della tensione,

  2. l’esplosione della violenza, “violenza espressa”, seguita poi dal

  3. pentimento/contrizione amorosa con sensi di colpa e conseguente perdono con un ritorno momentaneo della coppia all’affettività.

 

come difendersi da un uomo violento

 

In questo modo si sviluppa

La sindrome della donna maltrattata

La donna/vittima pensa “qualunque cosa IO faccia, alla fine LUI scatterà ed esploderà”. Il motivo scatenante è secondario (la vittima non ha comprato il pane, non ha messo a posto la casa come dice lui ecc.)

Per la donna diventa un susseguirsi di shock.

Il comportamento dell’uomo che maltratta è stato paragonato a quello usato dai torturatori per annientare le loro vittime con identici effetti destabilizzanti sulla persona che lo subisce (e con effetti e conseguenze molto gravi e importanti anche sui figli che vi assistono – c.d. violenza assistita – o che a loro volta subiscono la violenza).

 

La violenza agita dal partner all’interno della famiglia tende a stabilire e a mantenere il controllo sulla donna e a volte sui figli. Si tratta di vere e proprie strategie finalizzate a esercitare potere sull’altra persona, utilizzando modalità di comportamento atte a controllare, umiliare, infliggere paura e denigrare la donna (la c.d. ruota del potere e del controllo).

 

La vittima non riconosce il valore del comportamento con la conseguenza che la vittima “ritratta” e “ridimensiona”.

 

Anche dopo essere andate al centro antiviolenza o a denunciare o dall’avvocato, poi, ritrattano, perché non reggono, perché si convincono che lui cambierà, che lui le ama. Ciò anche perché c’è un’ alternanza di periodi di normalità a periodi di maltrattamenti.

L’ambivalenza dei sentimenti della vittima è la regola.

 

Gli indicatori della violenza

 

Tra gli indicatori che, invece, possono aiutarci a comprendere se una persona subisce violenza possiamo distinguere tra segnali:

 

psicologici:

svalorizzazione di sé, bassa autostima, sfiducia che la situazione possa cambiare e, soprattutto, sensazione che sia impossibile sottrarsi al potere dell’altro, isolamento sociale, tensione e paura, ansia, depressione, stress, attacchi di panico,uso di alcol o droghe, scatti di ira verso i figli, disturbi psicosomatici, auto colpevolizzazione;

 

fisici:

contusioni, lividi, bruciature, fratture, disordini alimentari,, problemi a livello gastrico, dolori pelvici cronici, insorgenza di tumori; se in gravidanza, il bambino potrà essere di basso peso alla nascita. Sieropositività, HIV e altre malattie sessuali (il marito maltrattante spesso tradisce);

 

comportamentali:

ritardi o assenze al lavoro, agitazione in caso di assenza o ritardi a casa; racconti incongruenti relativi a lividi o ferite, isolamento sociale.

 

5 domande per identificare i fattori di rischio

  1. la violenza fisica è aumentata negli ultimi sei mesi?

  2. il partner ha mai usato o minacciato di usare un’arma (coltello, pistola etc.), ha mai provato a strangolare?

  3. credi che sia capace di ammazzarti?

  4. sei mai stata percossa in gravidanza?

  5. lui è fortemente geloso ?

Bastano due risposte positive per far esistere il rischio. La gelosia è un fattore molto alto di rischio.

 

Cosa fare se sei vittima di violenza?

1 donna su 3 non parla. Il silenzio circonda la violenza.

La donna vittima è isolata, non parla e si confida con nessuno, vive un forte isolamento e una chiusura verso l’ esterno. Spesso l’uomo maltrattante le isola da famiglia e amici. Le donne sono reticenti a parlare per vergogna, per paura che il compagno lo venga a sapere, per timore di non essere credute, perché pensano che sia colpa loro.

A fronte delle violenze subite devi sempre ricordarti di non avere paura, che non sei sola e che ti è possibile chiedere aiuto così ponendo fine alla spirale di violenza in cui sei costretta a vivere.

Devi trovare il coraggio di riprendere in mano la tua vita e di dare nuovamente a te stesse la possibilità di vivere in modo migliore; questo soprattutto (ma non solo) se di tali violenze diventano testimoni indiretti i figli.

È fondamentale parlare con parenti, amici, andare e chiamare i centri specializzati e antiviolenza. Da sole non se ne esce.

La fase della separazione, in caso di maltrattamento, può essere molto rischiosa e pericolosa quindi bisogna prestare attenzione. Nella violenza sia fisica che psicologica, il senso di possesso è talmente forte che quando la coppia si separa, possono essere compiuti atti di violenza.

 

come difendersi da un uomo violento

 

A chi chiedere aiuto?

E’ possibile:

  • rivolgerti ai numerosi centri antiviolenza presenti sul nostro territorio dove potrai incontrare personale altamente specializzato in grado di fornirti tutte le informazioni utili su come tutelarti;

 

  • Stazione dei Carabinieri o un Commissariato della Polizia di Stato per denunciare i fatti o chiedere l’immediato intervento dei medesimi sul luogo in caso di pericolo imminente;

 

  • rivolgerti ad un avvocato specializzato in diritto penale.

È importante sapere che, a seguito della denuncia sporta innanzi all’Autorità competente, si originerà un procedimento penale e, a seconda della condotta penalmente rilevante posta in essere dal soggetto maltrattante (percosse, lesioni, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, atti persecutori), potranno essere applicate misure cautelari nei confronti del medesimo che ne potranno comportare l’allontanamento dall’abitazione.

 

⇒ Inoltre, se denunci il tuo maltrattante non dovrai temere di dover sostenere i costi di assistenza legale poiché, con la Legge 66/1996 e 119/2013, è stato riconosciuto il diritto delle persone vittime di tali reati di accedere al patrocinio a spese dello Stato indipendentemente dai limiti di reddito.

 

Raccogliere prove contro il maltrattante

Infine, per quelle donne che decidessero di porre fine alla violenza presentando atto di denuncia-querela presso le competenti Autorità, potrebbe essere utile – al fine di ottenere la successiva condanna del proprio maltrattante all’esito del processo e un risarcimento del danno patito – raccogliere prove, ad esempio:

  • se si vi è stata un’aggressione fisica e se ne ha la possibilità, sarebbe utile recarsi in pronto soccorso e fare refertare le lesioni subite;

  • registrare eventuali liti o episodi di aggressione;

  • fotografare gli ematomi e mandare le foto a soggetti terzi informati della situazione così che il materiale raccolto non possa essere cancellato se il cellulare capitasse nelle mani del maltrattante;

  • conservare messaggi o lettere ricevute dal maltrattante;

  • portare a conoscenza terze persone di quanto di sta verificando.

 

 

LINK

Telefono Rosa

Differenza Donna: centri antiviolenza

Casa delle Donne