competizione madre figlia

Competizione madre figlia: oh no!

Mia figlia, 16 anni, odia correre, so che vuole accompagnarmi solo per far movimento e dimagrire, perchè lo specchio le restituisce un’immagine che la sua mente distorce in maniera anomala e improbabile, come faceva con me alla sua età…

Non importa, non posso essere d’accordo con lei, ma la comprendo, non mi preoccupo e se anche volesse perdere un paio di chiletti, la soglia sarebbe ancora tollerabile. Il punto nodale è l’autostima, decisamente in deficit in questa fase di crescita, quindi abbozzo – molto felice dentro, ben sicura degli effetti positivi che la dopamina produrrà a fine corsetta.

In un istante, le allungo una tenuta improvvisata, ma tecnica ed efficace.

Manco a dirlo! I colori non sono ben abbinati, ma chissene – dico io – un colore vale l’altro e poi, più si è “creativi” meglio è: quando corri nessuno bada troppo all’estetica, si punta sulla sostanza.

Per lei invece non è così semplice:

Questi pantaloni mi fasciano troppo, guarda che cosce, e poi, con questa canottiera viola, sulla passeggiata (siamo al mare in Liguria, d’inverno è impagabile correre nel sole sentendo le onde in sottofondo!) non ci penso nemmeno a farmi vedere, sai che figura…e poi tu vai troppo veloce, finisce che resto sola, no no, ho cambiato idea…

Insomma, in un secondo le scende un’ombra su quel bel musino, avanza scuse inutili: i colori, il ritmo, gli sguardi di un paese semi-deserto tutti lì, puntati su di lei. Provo ad insistere, ci rido sopra, ma la sento contro e, come al solito, me ne esco da sola.

Le reazioni di mia figlia mi colpiscono di sorpresa. Il suo non è il semplice rifiuto di una pratica che non senta troppo congeniale, è il rifiuto di svolgerla con me, che sono sua madre, che vado contro il cliché di molte madri con figli adolescenti, magari un po’ impigrite dalle fatiche quotidiane, che forse preferiscono la palestra con le amiche – sempre sana, si intende – ma dissimile dalle attività normalmente praticate da figli e ragazzi in genere: che ridere la “ginnastica dolce” della mamma, cheppalle, ma te la immagini?

Competizione madre figlia?
Cosa mi sta sfuggendo?

Ho sempre pensato di poter essere un incentivo per le mie figlie, ho cercato di insegnare, anche attraverso la pratica sportiva, la mia energia ed il mio esempio in prima persona, che porsi degli obiettivi significa coltivare ambizioni di crescita, pretendere da sé sempre il meglio, non temere la fatica e nemmeno l’insuccesso, in cambio dell’appagamento che si riceve dall’ottenere un risultato, dal vincere se stessi, dal superarsi anche solo di poco…

Perchè, Tesoro mio, percepisco invidia – non dichiarata – dal tuo rifiuto ad accompagnarmi?

La forma fisica non è tutto nella vita – come se tu avessi dei problemi, in materia – ma comunque, qualche aggiustamento, con un piccolo sforzo, si può fare, se ti aiuta a sentirti meglio.

Io, ormai, sono già a livello di conservazione e restauro, quel che conta è la forma interiore, ma è sufficiente che tu mi dia fiducia, che mi segua piano piano, per sperimentare su di te la soddisfazione e la felicità che ti racconto. E poi, se ci confrontiamo in piscina, lo sai, con te non ho scampo, ma se cambia la disciplina accetta le tue iniziali debolezze, non siamo in gara, solo che io sono più abituata a praticarla e posso insegnarti qualcosa, non voglio certo competere, né salire sul mio palcoscenico…vorrei solo condividere con te un’esperienza e guarda che poi ne saresti felice!

E così, capisco che a volte un genitore, in buona fede, sbaglia strategia con i propri figli. Nel tentativo di coinvolgerli in un’attività che appassiona prima di tutti noi o di cui siamo esperti, finiamo con l’impaurirli e con l’instillare in loro una sorta di ansia da prestazione, nel tentativo di imitarci.

Non credo sia giusto rinunciare alla condivisione, ma credo sia opportuno far chiarezza sull’inevitabile differenza di ruoli:

non siamo “amici”, ma neppure “rivali”, siamo su piani differenti, restiamo sempre i loro migliori “maestri”…

e questo costa molta fatica anche a noi, ma il premio è impagabile.