Donna al volante: taxi & the city

– Sei curiosa come una scimmia. – mi ha sempre detto mio padre. E ha ragione.

Altrimenti non si spiegherebbe come faccio ad avere la faccia tosta di arpionare la gente nelle situazioni più disparate. Per esempio questa.

Una sera devo uscire, sono sola, chiamo un taxi. Quando salgo in macchina mi accorgo che guida una donna. Non capita spesso e mi fa piacere. Subito mi viene in mente quello che mi ha raccontato un’amica un paio di giorni prima: anche lei trasportata da una tassista, hanno iniziato a chiacchierare imprecando contro il traffico, si sono poi raccontate la loro vita incasinata per concludere con tanti ringraziamenti e addirittura un bacino sulla guancia. Cose che succedono solo tra donne, ho commentato. E infatti.

– Scusi, ma è lei quella tassista? – chiedo alla mia, che giustamente si mette a ridere e risponde:

– No, siamo in 500!

– 500 donne?!

– Sì, in tutta Milano e provincia.

– Però.

E da lì mi parte la scimmia di saperne di più su cosa significa fare la tassista in una grande città come Milano.

– Scusi, ma come ha iniziato a fare questo lavoro?

Nel lontano 1992, per necessità e desiderio.  Il mio ex marito era tassista e a quei tempi  la legge vietava di poter guidare un taxi anche se fuori servizio a chi non  fosse in possesso della patente pubblica Kb, quindi mi decisi a prenderla. Siccome uno dei miei motti preferiti è ”impara l’arte e mettila da parte”, decisi di diventare tassista a tutti gli effetti e quindi mi iscrissi alla scuola per sostenere l’abilitazione al ruolo.  Misi tutto in un cassetto e nel frattempo diventai mamma. Nel 2007 grazie alla legge Bersani con la sua semi liberalizzazione potei iniziare la mia attività.

– Cosa le piace del suo lavoro?

Tante cose. Ovviamente adoro guidare, ma anche stare con la gente, girare e vivere la mia città, vedere come si trasforma di giorno in giorno. Non è un lavoro difficile, ma devi sicuramente avere molta memoria, concentrazione e attenzione.

– Gli aspetti negativi?

La mancanza di rispetto che a volte ti riserva la gente, pedoni che ti sfidano, automobilisti che ti insultano, clienti che chiamano il radio taxi e poi ti annullano la corsa senza pensare che comunque tu ti sei mosso ed hai investito tempo e soldi. Alcuni clienti (fortunatamente  pochi) ti trattano male se scegli un percorso piuttosto che un altro, oppure si pongono con estrema superiorità e nemmeno ti salutano, salgono in macchina e non smettono di telefonare, ma poi arriva la nonnina che ti regala un sorriso e tutto passa.

– Ma non ha paura con quello che si sente in giro?

Ho imparato ad osservare la gente prima che salga in macchina ed in pochi istanti capisco che tipo di persona sia. Difficilmente mi sbaglio, questo mi è utile per superare le paure che a volte mi  assalgono. Come l’inverno scorso, quando per Milano girava un rapinatore seriale di taxi: in 15 giorni rapinò 17 colleghi e ne accoltellò 3, fortunatamente in modo lieve.  Ho provato ad avere paura anche in Via Mercato alle 9 di sera ma poi l’ho vinta, evitando di pensare a ciò che mi poteva succedere. Quando mi è accaduto di trovarmi in una situazione sgradevole ho usato quella poca psicologia che conosco e ne sono uscita indenne, ma un po’ turbata. Certo è che devi avere carattere.

– Lei ha figli? Come gestisce famiglia e lavoro?

Bene, anche se ormai mio figlio ha 21 anni. Lavoro solo 6 ore al giorno e ho la mattinata libera. Le mie colleghe riescono a trovare il turno lavorativo che più concilia le loro esigenze.

– Si dice che i tassisti sappiano sempre tutto, a cominciare da chi vince le elezioni. Quale Milano conosce lei?

Milano è diventata una città multietnica ma purtroppo si sta imbruttendo sempre più. La crisi ha colpito ed è deprimente vedere negozi chiusi ed abbandonati anche in pieno centro. Mi spaventa tutta questa globalizzazione, i negozi senza anima. Quello che più mi rattrista però è che le nostre istituzioni non abbiano fatto nulla per tutelare e mantenere in vita quelli che erano i negozi storici della città. La gente ha voglia di cultura e la nostra città ne è piena, ma non c’è la voglia politica di farla diventare una città turistica.

Ogni giorno la gente diventa sempre più arrogante, maleducata ed egoista, ma scopro anche che molte persone hanno voglia di contatto. Salgono in taxi e hanno voglia di parlare, perché in questa società pochi ascoltano. A volte mi chiedo se noi tassisti arriviamo prima o dopo i preti. Capisci che Milano è una città in cui predomina la solitudine in mezzo alla confusione.

– Le è mai successo di fare la guida turistica?

Molto spesso durante il tragitto per la destinazione del cliente. La cosa curiosa è che mi è successo di farlo anche con la Vice Sindaco di Milano!

– Allora mi sveli qualche chicca così lo scrivo sul blog!

– Milano è una bellissima donna, molto raffinata ma estremamente discreta, che si lascia scoprire solo da chi ha voglia di amarla. Pochi sanno che nei nostri musei custodiamo dei Picasso o che la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore di corso Magenta 15 è per bellezza ed importanza seconda solo alla Cappella Sistina. All’ippodromo di San Siro è esposto il cavallo riprodotto dai disegni originali di Leonardo da Vinci. Per non parlare poi della sala d’aspetto dei Reali in Stazione Centrale che però purtroppo non è visitabile. Fortunatamente presto riapriranno i bagni pubblici di piazza Oberdan. Se poi vogliamo parlare di negozi, il più particolare è Viganò in via Paolo da Cannobio: vende perline, strass  e accessori particolari per abiti importanti.

– Chiudiamo in bellezza con un aneddoto da tassista.

Ce ne sono tanti, ma quello che mi colpisce è l’alto gradimento che le donne hanno nel trovare una donna tassista, soprattutto di sera. Si sentono più tranquille, anche se poi una sera scendendo dal taxi una ragazza mi disse:“Mi raccomando, si chiuda bene dentro“. Simpatiche poi le situazioni in cui con le clienti si instaura un feeling e a fine corsa ti stringono la mano. A volte ti chiedono il numero di telefono.

Oppure un’intervista! Grazie, Anna!