Donne e uomini sandwich

Una volta c’era meno informazione e venivamo a conoscenza delle notizie solo dalla televisione e dai giornali, dopo un po’. Oggi, grazie ad internet, sappiamo tutto subito, in qualsiasi posto.

Se siamo disinformati non abbiamo scuse, al massimo possiamo dire che “il cellulare non aveva campo”, ma è quasi colpa nostra. Questa “democrazia dell’informazione” non solo ci dà l’obbligo morale di sapere, ma anche quello di prendere posizione e poi diffondere le nostre conclusioni personali sui vari social, per esempio Facebook, perchè – diamine! – il mondo  non può mica restare all’oscuro delle nostre idee.

Purtroppo, noto che ultimamente questa bella possibilità di dire la propria su tutto sta quasi diventando un handicap: pare impossibile discutere in modo sereno, possibilista, aperto. La posizione deve essere netta: o sei con me o sei contro di me.

Non c’è praticamente argomento che si salvi: dall’Expo allo smalto delle unghie dei piedi.

E’ sempre una guerra per bande, con gli opinion leader sostenuti dai like con le faccine, dai commenti salaci e tranchant. Adulti che diventano bulletti delle medie. Facebook poi è diventata la prateria delle lobby di qualsiasi orientamento, il posto dove viene premiato chi è più abile a fare rumore, ad esaltare i sentimenti di pancia della gente, a volte a sdoganare posizioni che in carne ed ossa sarebbe difficile sostenere, ma che nel virtuale appaiono virtuose, politically correct o al contrario provocatorie.

E sapete cosa vi dico?

Per quanto Facebook resti un luogo dove devo essere, sia per piacere sia per lavoro, ultimamente cerco di non lasciarmi più coinvolgere in discussioni di alcun tipo (difficilissimo! Sarebbe più facile compilarmi da sola la dichiarazione dei redditi).

Perché sono stufa di fare la donna sandwich a cui viene per forza attaccata un’etichetta per quello che dice, non voglio essere coinvolta in polemiche sterili. Perchè preferisco le sfumature, i toni di grigio e le domande alle risposte.

Ah, e perchè ho voglia di un po’ di leggerezza ogni tanto, che non è che siccome talvolta posto cose futili mi sono bevuta il cervello o contribuisco ad allargare il buco dell’ozono.

Ecco come uno strumento di democrazia come internet può diventare un luogo di autocensura. Forse ci salverà solo il prenderci tutti meno sul serio.

 

photo credit: Takver

(Photo has been lighted up and cropped)