Elio e le Storie Tese
Photo Credit: Francesco Prandoni

Elio e le storie tese: 35 anni di carriera spesi proprio bene

Oggi guest post di Cristiano Zio Burp Callegari, come si definisce lui, copy, musico, blogger, babbo. Insomma uno che sa scrivere molto bene e ci fa sempre piacere leggere, soprattutto su 40 Spesi Bene. Qualche giorno fa ci siamo ritrovati per caso allo stesso concerto degli Elio e le Storie Tese. Da veri fan non vi dico quanto ci siamo messaggiati con commenti e gossip sull’esibizione della nostra band del cuore.

Diciamolo: gli Elii sono il gruppo preferito di un sacco di over40. Con un paragone un po’ ardito potrei azzardare che stanno alla nostra generazione come i Watussi stanno ai nostri genitori 😀

Ma lasciamo la parola allo Zio.

 

Era l’autunno del 1986…

quando la domenica sera si stava incollati alla radiolina fino a tardi per sentire Bar Sport su radio Pop (condotto dalla Gialappa’s prima del grande salto verso la tv).

Una notte, come sigla finale misero una canzone incredibile, con un testo perfetto e una ritmica in parte dispari, che parlava di un pornoattore. Per me, poco più che ragazzino fu l‘inizio di due esplorazioni.
Una verso questo sconosciuto John Holmes, terminata in pochi anni sia per la rapida cesura della sua vicenda umana sia perché, obiettivamente, una volta constata la sbalorditiva dimensione artistica, l’esplorazione risultava tutto sommato un po’ ripetitiva.
L’altra esplorazione scatenata quella sera, ebbe per oggetto il “simpatico gruppo musicale di Milano” degli Elio e le Storie Tese ed è un’esplorazione che si è trasformata in tante cose  – divertimento e passione in primis – e che dura ancora oggi.

Ancora oggi che sono qui, seduto insieme a 10 mila persone entusiaste al Forum di Assago e accanto a me c’è una ragazza di anni 14, mia figlia, che ho l’onore e l’onere di accompagnare a quello che resterà – lei non lo sa e lo capirà man mano negli anni – uno dei concerti più belli della sua vita.

Sono tanti i motivi per cui dobbiamo essere grati agli Elii. Sono tanti i motivi per cui se abbiamo una quarantina d’anni e ce li spendiamo bene, lo dobbiamo anche un po’ a loro e al fatto che prima o poi ci siamo imbattuti in una cassettina copiata da amici di amici e che ha reso celebre il misconosciuto paesino di Borgo Manero.

Perché in 35 anni di carriera, gli Elii ci hanno offerto una miniera costante di stupore e divertimento, a base di grandissima musica.

Perché hanno saputo invecchiare bene, restando quella fantastica “banda di bastardi” (Alfieri) e resistendo compatti a un lutto lacerante per la perdita di una persona che era una e molteplice (Paolo Panigada, Feiez, Paul Branigade, Mu Fogliasch, ecc. 1962-1998), ma anche di recente alle carriere solistiche di Elio e di Rocco Tanica che a diverso livello li stanno imponendo come personaggi televisivi. Come è noto, i lutti e le carriere solistiche sono – insieme a Yoko Ono – la principale causa di scioglimento dei grandi gruppi rock.

Dobbiamo essergli grati perché gli Elii hanno applicato alla scena italiana la grande lezione zappiana del crossover tra i generi, della provocazione anche triviale ma intelligente nella sua idiozia, dello sberleffo, dell’ironia e della satira, e della continua commistione di “alto e basso” che senza disturbare la buonanima di Eco è alla base della cultura pop.

Perché continuano a dimostrare che la musica ad alto livello è un gioco serissimo (e le recenti dichiarazioni di Rocco Tanica sulla musica come professione usurante lo dimostrano), perché hanno saputo essere seri con la materia più bassa e leggeri con quella più seria.

Perché se tutti noi che l’altra sera eravamo al Forum con le nostre pancette e le nostre calvizie ci sentiamo ancora dei Supergiovani è anche perché gli Elii (e il formidabile showman Mangoni) hanno tenuto vivi i nostri neuroni per decifrare i loro testi, per comprendere i calembour, e vive le nostre mani e gambe per provare a contare i tempi dispari o a battere le mani in levare o su un “Ritmo sbilenco” (non è mica facile) o semplicemente a ruotare le dita e unire le falangi.

Elio e le Storie Tese
Credit: A. Grussu

 

Perché poi negli anni, hanno dimostrato di saper fare anche molto altro (la radio, i libri, la tv) senza mai smettere di essere se stessi, cioè una formidabile macchina di intelligenza musicale.

Ma ovviamente, parliamoci chiaro, durante il concerto non pensavo a tutto questo. Pensavo solo a divertirmi e ogni tanto pensavo alle parole che Elio cantava e io e gli altri millemila fan con lui (figa pelosa, sburra, sigaroni morbidoni, cazzo subito, t’inculo) e a cosa potesse passare per la testa di mia figlia seduta lì accanto (”Hai le mestruazioniiii?”).

E in fin dei conti sono molto felice che il suo “Essere donna oggi” passi anche dalla scoperta di un gruppo così, perché questi teenager che chiamiamo millennials hanno mille cose che noi matusa ce le sognavamo, ma un gruppo come gli Elii è una cometa che nasce ogni mille anni e che noi che abbiamo circa 40 anni, noi sì che ce lo abbiamo avuto al momento giusto.
A spiegarci la verità sui rapporti tra giovani uomini e giovani donne, a mostrarci quando siamo Servi della Gleba, a limonare al Parco Capello sfuggendo dai bonghisti di Parco Sempione.

Perché per noi qui oggi, parafrasando quel che scrisse Borges di Stevenson e poi Bertoncelli di Frank Zappa, gli Elio e le Storie Tese sono “una delle forme della felicità umana.”

E io qui vi allego il video di “Cara ti amo”, cantato da Rocco Tanica per l’ultima volta in carriera live sul palco del Forum di Assago. Commozione.