La Cina è vicina?

La Cina è vicina?

Sulla Cina si dicono sempre tante cose, spesso senza esserci mai stati.

Sono stata in Cina durante le ultime vacanze di Natale. E’ stato un viaggio illuminante, un’esperienza da rivivere nelle riflessioni del dopo, a casa in Italia, dove le differenze del quotidiano risaltano ancora di più.

Perciò questo non è un post su come organizzare una vacanza in Cina, ma sulle mie impressioni.

 

La Cina è un territorio immenso, per cui in un singolo viaggio è ovviamente impossibile vederlo tutto.

Ho però visitato Shanghai, che ha un’anima internazionale e mi è piaciuta molto…

 

Bund

 

…e Pechino, la capitale, molto istituzionale e più politica.

Città Proibita

 

 

Questi due enormi agglomerati urbani (40 milioni di abitanti in tutto) rendono bene l’idea dello stile di vita dei più moderni tra i cinesi.

 

La Cina è globalizzata? Sì, ma

 

La globalizzazione è riuscita a farci sentire a casa un po’ dappertutto: stessi marchi, stessi grandi magazzini e stesso stile di vita ovunque.

Invece la Cina è un paese che riesce ancora a darti la sensazione di essere straniero.

E’ un fatto paradossale, perché i nostri brand occidentali sono onnipresenti nelle megalopoli da 20 milioni di abitanti come Shanghai e Pechino e addirittura sono diventati degli elementi imprescindibili di arredo urbano, al pari dei monumenti.

 

 

Il fatto è che i cinesi restano comunque diversi da noi, perché vivono situazioni simili in modo del tutto differente.

Infatti, il loro consumismo a 5 stelle, lussuoso e oversize, non ha semplicemente lo scopo di soddisfare o creare bisogni, bensì quello di rappresentare il migliore dei mondi post comunisti possibili.

La ricchezza dell’offerta commerciale, soprattutto quella di origine occidentale, serve a distrarre la massa dall’assenza di pieni diritti civili e libertà politiche.

Chi farebbe mai la rivoluzione in un paese in cui si produce il 90% delle merci mondiali o in una città in cui esistono una ventina di negozi di Gucci e grattacieli avveniristici vengono costruiti – per volontà del governo – in tempi record?

 

La cosa veramente diabolica è lo stato di fatto creato dalla sinergia tra questo stile di vita apparentemente occidentale e la tecnologia delle telecomunicazioni.

Vi spiego meglio.

Innanzitutto, appena arrivi in Cina devi infilare la mano in una macchina che ti prende le impronte digitali. Dopo di che vieni nuovamente scannerizzato da un funzionario, che ti riprende le impronte e ti fotografa. Pensi che sia una formalità?

Mica tanto: negli spazi pubblici ti imbatterai in numerosissime telecamere, alcune posizionate su camionette della polizia, in modo da poter essere dislocate dove meglio servono. Dette telecamere ti inquadreranno e incroceranno i dati: sì, sei proprio a Shanghai, dove hai comunicato di essere tra il 27 e il 29 dicembre 2018.

Il Grande Fratello cinese insomma è implacabile e si avvale, tra le tante, di una tecnologia comoda e apparentemente “simpatica”: WeChat. Utilizzato da circa 850 milioni di cinesi su 1 miliardo e trecentomila, è il corrispettivo del nostro Whatsapp.

(In Cina sono vietati Whatsapp, Facebook, Youtube, Instagram, Netflix e Google. Fare il turista senza Google Maps è un grosso problema!).

E’ tramite WeChat infatti, che il cittadino cinese comunica, scambia foto ed effettua i principali pagamenti. Addirittura pagamenti aziendali, non solo personali. E quando dico che paga tutto voglio dire TUTTO TUTTO: come ho avuto modo di constatare personalmente, la carta igienica nei bagni pubblici (vedi foto).

 

 

Comunismo reale

Vi renderete conto che in un paese in cui l’assenza di libertà politica è anestetizzata da un consumismo accecante, la possibilità di tracciare gli acquisti, le abitudini e gli spostamenti di più di un miliardo di cittadini è essenziale per controllare e governare le masse.

Ma la cosa più sconvolgente, che sembra tratta pari pari da un episodio di Black Mirror, è che, grazie alla tecnologia, è in vigore un meccanismo a punti per certificare che un cinese sia un buon cittadino.

Questo sistema si chiama Social Credit System e nelle intenzioni del governo servirebbe per creare una società basata sulla fiducia tra concittadini:

se il tuo punteggio personale è buono allora tu sei un buon cittadino.

 

I criteri? La capacità di pagare i debiti, gli adempimenti contrattuali, le relazioni personali, per esempio. In questo articolo tutto è spiegato molto bene.

Vi rendete conto delle implicazioni?

Il sistema per il  momento è opzionale, ma dal 2020 sarà obbligatorio.

Configurerà una società di controllati in competizione tra loro per essere pubblicamente riconosciuti come migliori cittadini, con premi e relative punizioni per coloro che si troveranno in fondo alla classifica. Altro che film!

 

All’inizio del 2019 il PIL della Cina ha iniziato a crescere meno di quanto previsto.

Se il benessere diminuisse i cinesi accetterebbero ancora di buon grado la mancanza di pieni diritti civili?

 

Vedremo.

 

La cucina cinese?

Nel frattempo, posso parlarvi di ciò che ci si aspetta dopo una viaggio in Cina: cioè della vera cucina cinese, che è molto più buona e varia di quella che mangiamo in Italia. Mi hanno spiegato infatti, che la maggior parte dei cinesi che vivono da noi provengono dalla Yunnan, quindi noi siamo abituati a gustare una cucina regionale.

Ovviamente, mi sono imbattuta in specialità culinarie poco attraenti, come l’uovo millenario (l’uovo viene lasciato a marcire sottoterra per un po’), la cotenna fritta, la salsiccia con l’uovo e lo stinky tofu (il tofu puzzolente). Ma si mangiano anche cose buonissime! Tra l’altro i cinesi mangiano a qualsiasi ora e pensano perennemente al cibo come gli italiani 🙂

 

Uovo millenario. E’ una prelibatezza locale

 

In Cina sono presenti i vari McDonald’s, Starbucks etcetera: fanno schifo. I cinesi non sanno ancora replicare il modello. Forse è un bene, perché, come dicevo, la loro cucina è molto più buona ed economica.

 

E le bici cinesi?

Mi spiace, ma nelle grandi città praticamente non si vedono più. Vanno tutti in  motorino, rigorosamente elettrico. Però sono sempre cinesi, cioè un’infinità di persone che trafficano, lavorano e schizzano da una parte all’altra per 24 ore al giorno. Perciò non li senti arrivare vi assicuro che sbucano da tutte le parti. Specialmente sui marciapiedi!

 

Ma insomma, come sono questi cinesi?

La mia impressione è che siano anche molto diversi tra di loro, con grosse differenze tra città e campagna.

I cinesi di città sono nelle apparenze molto simili a noi, per esempio nel modo di vestire, e sono, ancora più di noi, schiavi del cellulare.

Parlano inglese ancora poco e male, anche nei grandi alberghi. E, sì, è vero, fanno tutti quei rumori con il corpo. Anche nelle hall dei grandi alberghi…dove lavorano.

 

Tre cose che mi hanno sorpreso

 

La prima, essere fotografati per strada.

Quando per la prima volta ci hanno avvicinati pensavamo che ci chiedessero di scattare loro una foto di gruppo. Invece no, volevano un selfie con mia figlia, che, avendo i capelli biondi e gli occhi chiari, per loro è una specie di rarità. La scena si è ripetuta ovunque andassimo e, a volte, ho notato che ci indicavano o fotografavano di nascosto. Le scolaresche poi…persino il mio naso aquilino in Cina sembra bello!

 

La seconda, e forse più importante, sono i grandi contrasti.

In città moderne come Shanghai e Pechino praticamente il poster pubblicitario cartaceo non esiste più. Solo LED, schermi enormi. Nei passaggi della metropolitana, sulle banchine, nei display orari, sui muri della metro mentre il treno si muove e tu guardi fuori dal finestrino.

In questo contesto trovi distese chilometriche di grattacieli da trenta piani accanto a cui resistono vecchi quartierini di case basse, a volte un po’ mal ridotte, in un’accozzaglia di fili elettrici tirati e vestiti appesi fuori dalla finestra.

 

Centri commerciali imponenti e bottegucce senza il minimo di igiene che ci si aspetterebbe per legge da noi in Europa, negozi o case che sembrano sporchi, ma nemmeno una cartaccia per terra.

 

 

Nelle tv degli alberghi una miriade di canali statali, anche tematici, che propongono fiction con attori in abiti tradizionali di epoche passate ma anche servizi di regime sulla Grande Cina, il tutto intervallato da spot pubblicitari, molto aggressivi, di marca occidentale.

Nonostante la censura, in tv comunque si vede qualche canale giapponese (con il corredo di show stile X Factor d’Oriente), un canale in inglese dedicato al business in Africa con un conduttore di colore (molto indicativo degli interessi cinesi nell’area) e tanti altri canali con film in lingua inglese. Ammetto che questo mi ha spiazzata: no Youtube ma poi film in lingua inglese?

 

Xi Jinping tiene il discorso di Capodanno

 

Ed infine, l’enormità. Di tutto.

Palazzi, grattacieli, metropolitane, treni, ma anche stazioni e aeroporti.

Ho scattato foto e foto di aeroporti e stazioni. Si fa presto a dire che i cinesi sono tanti e quindi le infrastrutture devono essere capienti. Perché poi bisogna farle funzionare! Funzionano e bene.

Girare in metropolitana a Shanghai è facile e comodo, tutto molto moderno.

Il treno ad alta velocità tra Shanghai e Pechino non colleziona certo i ritardi dei nostri Freccia Rossa Milano-Roma, anche perchè ci sono addetti che spingono le persone sui  vagoni in modo che non si formino file in attesa che chi è salito per primo finisca di sistemare la propria valigia (questo si fa dopo, quando il treno è già partito). Nessuno accede al binario senza biglietto. Ci sono i gate come all’aeroporto, chi ha il biglietto passa, chi no saluta.

L’aeroporto internazionale di Pechino è immenso! Solo la zona di AirChina sarà lunga almeno un chilometro. Tutta in vetro e acciaio, negozi, pagode e ristoranti. Un’esperienza.

 

Un’idea di futuro

Sarebbero ancora tante le impressioni da riferire sulla parte di Cina che ho visitato.

Per esempio potrei riferirvi dei siti turistici, come Piazza Tienammen, La Città Proibita, la Grande Muraglia.

Ma per noi italiani si tratta di monumenti dall’aria molto nuova e ricostruita. Diciamo che i cinesi non sono per il restauro conservativo! Quindi il viaggio in Cina vale più per l’atmosfera, anche se nei musei si possono osservare dei manufatti veramente pregevoli, per esempio in porcellana o seta.

 

Un tratto molto ripido della Grande Muraglia

 

 

Temple of Heaven, Pechino

 

Suzhou, la Venezia d’Oriente

 

Ma quello che mi è rimasto più nel cuore è lo stile di vita del popolo cinese, un popolo orgoglioso della propria storia e con un’idea – governativa finché volete, ma forte – del proprio futuro.

Spesso, osservando i casermoni che si affacciano sulle infinite strade che attraversano Pechino, mi sono sentita molto sola. Le finestrelle dei grattacieli sembravano dare su monolocali vuoti, un’impressione, certo, ma che mi faceva freddo al cuore.

Mi chiedo se anche i cinesi si sentano così piccoli nello loro megalopoli, ma forse no. Forse l’orgoglio dell’appartenere a un popolo millenario indica loro una strada. E una Storia.

 

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