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Photo Credit: Fabio Pierboni

La dura vita della capofamiglia

E’ una fresca mattina di settembre, aria frizzante e sole limpido anche in centro a Milano. Accompagno le ragazze a scuola, posso permettermelo in un momento di basso ritmo lavorativo – per usare un eufemismo che temperi la mia ansia da precariato – e mi concedo una corsetta in un piccolo parco milanese, frequentato da podisti “frettolosi”. E’ ancora presto, ma Milano è già in fermento. Nel mio isolamento corro e cerco di organizzare i miei pensieri, quando passo accanto ad una giovane signora al telefono e la sento parlare:

”Cosa significa che agosto non me lo dai, i miei figli mangiano anche d’estate!

Non posso impedirmi di voltarmi, in immediata empatia con la sconosciuta! Benvenuta nel club, amica…ma qui vinco io: madre separata da quasi dieci anni con due splendide figlie e un ex marito inadempiente da mesi…anni, ormai!

L’adrenalina si impossessa di me e, senza accorgermi, aumento il ritmo. Che rabbia!

Sono certa del fatto che la mia situazione sia comune a molte madri separate:

storie che finiscono in burrasca, ansie continue, figli da gestire essenzialmente da sole e le nostre vite che continuano a ritmo frenetico.

Alcuni “ex” non sembrano rassegnarsi – forse inconsapevolmente – all’idea di essere stati lasciati…troppo grande la sconfitta e mai dovuta a loro carenze o errori, ma sempre causata – secondo loro – dall’incomprensione della compagna.

Quanto siamo cattive, noi, che decidiamo di esercitare il sacrosanto diritto di separarci, di scegliere liberamente per la libertà, fisica e mentale, di noi stesse e, a volte, dei nostri figli, di dire basta ad ignoranza e ipocrisie.

Anche le istituzioni remano contro: affidamenti condivisi disposti d’ufficio da una legge miope, che ti costringe a cercare corrispondenze e comuni intenti laddove ci si allontana proprio per incompatibilità; procedure giudiziali senza fine, perizie lentissime, disposizioni mai puntuali, sempre inadeguate alle necessità del momento…e intanto i figli crescono, diventano adulti.

Siamo in molte purtroppo. Esasperate da questi non-uomini che difendono strenuamente e assurdamente la pretesa di apparire vittime sacrificali sull’altare dei capricci delle ex mogli.

Perdono la propria dignità, diventano bugiardi patologici, patetiche caricature di se stessi e, quel che è peggio, giocano sporco con l’ingenuità dei ragazzi.

Io invece sono più forte e continuo a correre, mentre le mie angosce rotolano faticosamente sui binari paralleli della mia esistenza, cercando di evitare il più possibile pesanti interferenze.

Non sono sola, come non lo sei tu, cara amica del parco, ma non arrenderti, non fare il gioco di chi aspetta solo un tuo cedimento. Un bel respiro e avanti, prima o poi il conto arriva.

Il tempo è galantuomo, care mamme, non bisogna mollare, seguiamo strenuamente i nostri principi: il sorriso limpido e sincero, lo sguardo profondo e consapevole dei nostri figli, la loro energia potrà donare anche a noi una confortante serenità e, nella sostanza, ci ripagherà … ma solo se “terremo botta”!