prova costume

Photo Credit: C. Mosnier

La prova costume si può fare anche scritta

Maggio, prova costume alle porte. Sapete che c’è una sindrome che si chiama Bikini Blues e dà un nome scientifico all’ansia da prestazione che attanaglia le donne in vista della spiaggia? Per tanti anni è stato anche il mio problema, ma poi…sentite qui.

Partiamo da questo: sportivamente non sono wonderwoman.

Sono pigra, faccio di nascosto un sacco di cose che vieto ai miei figli (tipo mangiare troppo cioccolato), sono stata un’adolescente completamente disinteressata alla pallavolo, ai balletti in tutina aderente stile Jennifer Beals ed un fallimento in ginnastica artistica e ritmica. Durante l’ora di Educazione Fisica con un’amica ci nascondevamo nei bagni e stavamo in piedi sul water per non farci beccare dalla prof quando guardava sotto la porta. Quando avevo 17 anni mia madre si è impietosita e mi ha pagato una dieta alla Weight Watchers, ho perso 5 chili e poi li ho ripresi il mese dopo, in un college USA dove a mensa l’unica bibita consentita era la Sprite. Durante l’università ho fatto ZERO sport, a parte andare a sciare due volte l’anno, che poi si sa, la parte più bella è la sosta in rifugio con il bombardino allo zabaglione.

Poi ho cominciato a lavorare seduta di fronte ad un pc e lì, come a tutti, mi si è gonfiata la panza ed è arrivato il mal di schiena. Per rimediare frequentavo quei patetici corsi di aquagym in cui alle donne si scioglie il rimmel sotto gli occhi e finisce dritto nell’acqua a 30 gradi. Funzionicchiavano, nel senso che almeno muovevo un po’ le gambe, non solo per andare dalla scrivania alla macchina del caffè.

Poi un giorno mi hanno licenziata. Non solo me, ma tutti, perché hanno chiuso l’azienda per cui lavoravo. E io mi sono ritrovata ad avere un sacco di tempo libero. Oltre ad una certa depressione e al sempiterno mal di schiena. E’ stato allora che è scattato qualcosa: ho capito che dovevo fare qualcosa per me stessa,  volermi bene, reagire, cambiare passo. Disoccupata e in forma suonava meglio che disoccupata e floscia.

Non ero grassa, ma volevo sentirmi padrona del mio corpo, soda, ma soprattutto capace. Capace di usare la mia forza fisica, di darmi un obiettivo e arrivarci, smettere di sentirmi un’imbranata, quella che a ritmica sbagliava sempre i salti e per questo non si metteva mai in gioco.

E quindi?

Non sono diventata una maratoneta, non mi sono messa a fare traversate in solitaria o scalare montagne. Ho semplicemente capito che dovevo continuare a fare qualcosa che già mi apparteneva. Se oggi non ho i rotoli di ciccia sul giro vita lo devo al fatto che senza accorgermene ho sempre fatto una cosa sana: camminare, e tanto. Tutto qui? Tutto qui.

Camminare per fare tutto, si intende. La spesa, andare al lavoro, shopping.

E poi, a 30 anni suonati ho trovato il mio sport, quello adatto al mio fisico, che non mi avrebbe fatta sentire pesante e inadeguata: il nuoto.

Ero sempre stata acquatica, ma al mare giochicchiavo e poi solo l’idea della piscina mi annichiliva. E invece…

Ho dovuto reimparare a nuotare, ad infilare il braccio nell’acqua nel modo giusto, a muovere le gambe, a respirare! Che fatica la respirazione, che nervoso ricominciare tutto da capo da adulta, sentirsi un’incapace, avere il fiato corto mentre tutti intorno a te vanno come treni!

Eppure è stato proprio questo sforzo, questo uscire dalla mia zona di comfort, che mi ha fatto recuperare autostima. Allora anch’io potevo essere brava in uno sport! E quando inizi a credere in te stesso nello sport inizi a credere di poter fare molte altre cose nella tua vita.

Oggi come sto?

Continuo con il mio nuoto, adesso sono io a lasciare indietro gli altri (vedeste gli uomini come si innervosiscono), anche se non sono certo la Pellegrini, appena posso cammino, quest’anno ho fatto pilates. Come dico sempre, faccio manutenzione, come se il mio corpo fosse una macchina. E’ sempre importante, specie dopo i 40.

Sapete cosa mi dispiace? Quando vedo certe mie amiche che prendono la macchina per fare qualsiasi cosa, persino andare in centro quando ci sono fior di mezzi pubblici a disposizione. Quando capisco che non sanno più usare il loro corpo per compiere operazioni elementari, che hanno paura di fare troppa fatica perchè hanno proprio perso l’idea di cosa sia la fatica fisica, non se la ricordano nemmeno più. E la mitizzano, la vedono più grossa di quello che è. E intanto si spengono, perdono fiducia nelle proprie possibilità, tutto sembra un’impresa.

Ma torniamo alla nostra prova costume,

quella pena che ci autoinfliggiamo da sole, non certo per volere degli uomini. Tireremo fuori dall’armadio i costumi con l’elastico molle dell’anno scorso, ci metteremo di profilo di fronte allo specchio trattenendo il fiato e vareremo l’acquisto di alcuni parei strategici da indossare per passeggiare sulla spiaggia o andare al bar a comprare il Cornetto (ecco, appunto).

Ma capite che quello della prova costume è un falso problema?

Se ti vedi soda non hai mica bisogno di vederti magra a tutti i costi. Se ti senti padrona del tuo corpo, capace, reattiva è proprio questo che ti rende soddisfatta. Sparire in mare con due bracciate senza avere il fiatone ti rende felice, non certo il défilé sulla battigia.

E’ chiaro che non siamo più ragazzine, che abbiamo fatto dei figli, che il corpo si è trasformato. Ma non penso che dobbiamo per forza diventare le reginette degli addominali, penso che basti uno stile di vita un po’ attivo, qualche esercizio fatto con costanza ma anche con amore per noi stesse, non per punirci. Senza strafare, ma sempre, come la goccia che scava la roccia.

Faccio la guru?

Boh, sì, oggi faccio la guru.

Lo dico a me stessa, così come lo dico a chi ha voglia di ascoltarmi. La miglior cura di bellezza è provare a metterti in gioco e riuscire a credere un po’ di più in te stessa.

Perché se credi in te stessa sei più bella e la pancia non c’è più.