splendide quarantenni

Credits: David Muir

La vita è come una cipolla: la si sfoglia piangendo

Bella questa frase, vero? Non è sempre vera, però ci va vicino, soprattutto se come me siete amanti delle cipolle.

E’ una citazione di Erica Jong, che oggi ha l’età di mia madre, ma negli anni ’70 ha scritto un sacco di libri illuminanti sulle donne, sul sessismo e sul sesso.

In effetti, stavo piangiucchiando di commozione, l’altra mattina, quando ho abbracciato il mio bambino (10 anni, quasi 1 e 60), addormentato nel lettone.

Il lavoro di noi genitori è di far crescere bene i figli, spingerli all’autonomia, ad abbandonarci per correre liberi nel mondo. Eppure, quando ti accorgi che stanno crescendo, anche fisicamente, ti viene una nostalgia pazzesca di quando erano piccoli e rompiscatole, perché avevano bisogno di te, mentre ora sempre meno.

E poi tutta questa situazione ti costringe a guardarti dentro e a chiederti: ma senza tutto il tempo che dedico ai miei figli cosa resta di me?

Dove sono io? Dove mi sono lasciata? Dove vado a riprendermi?

Cosa penso, cosa faccio solo per me stessa in quanto donna?

Non che mi sia trascurata così radicalmente, non sono alla canna del gas, ma insomma, il pensiero corre a quando arriverà l’adolescenza, popolata di monologhi e mutismi, di muri e silenzi, di scontri e depressioni. Avrò la menopausa, le scalmane, i genitori anziani da accudire e mio figlio mi schiferà.

“Ti occuperai, di me, non temere:” – scherza mio marito.

Andiamo bene, un matrimonio ad alto contatto dopo anni di trasferte di lavoro in giro per il mondo mi sembra una bella sfida!

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Credits: dollen

 

Insomma, la cipolla sfogliata dell’altro giorno mi ha fatto capire come voglio vivere i miei prossimi 40 anni a cominciare da subito:

1) Eliminare i sensi di colpa

Cioè basta credere che pensare a noi stesse sia sottrarre qualcosa a chi amiamo. L’amore è addizione, non sottrazione. E per amare gli altri dobbiamo amare per prime noi stesse. Basta sensi di colpa perché ci amiamo.

2) Non fare della sofferenza un culto

La mater dolorosa è una suocera rompicoglioni, madre di figli castrati. Basta autocompiacerci del nostro essere oblative. Tutte queste madri perennemente prestazionali e ansiose forse temono di scoprire che i figli fanno tutto bene anche senza di loro, per cui alla fine la domanda è “ma a cosa servo io?”. Ma appunto! Servo anche a me stessa! Amiamo la nostra luce interiore, le nostre passioni.

3) Vivere nel presente (o almeno nell’immediato futuro)

Il presente è nostro, vedi al punto 1. Non rimandare a domani ciò che puoi fare per te stessa oggi.

4) Fare sempre le cose di cui si ha più paura (il coraggio s’impara a gustare col tempo)

Questa è una frase molto vera: il coraggio ti viene se ti eserciti a superare i tuoi limiti. Ma per fare ciò devi chiamare le paure con il loro nome. Quali sono le nostre paure? A quaranta/cinquanta anni vogliamo essere ancora schiave delle nostre paure? Speriamo di trovare una soluzione a 80 anni?!

5) Fidarsi della gioia

Abbandonarsi al feeling positivo. Sì, siamo più esperte, più ciniche. Ma scommetto che anche voi con il tempo avete imparato a riconoscere la pienezza di una gioia vera, quella che ti dà energia e non ti distrugge.

6) Se il malocchio ti fissa, guardare da un’altra parte

E’ pieno di gente che ci guarda male. Gente invidiosa, che soffre, che non sa sciogliere i propri nodi interiori. Non facciamo in modo che le loro insicurezze diventino le nostre. Guardiamo da un’altra parte, facciamo pensieri positivi, crediamo nelle nostre possibilità.

7) Prepararsi ad avere 87 anni

Ma anche 95. Non si muore più giovani come una volta, vediamo di arrivarci vive ai 95 anni.

 

Purtroppo queste perle di saggezza non sono mie, ma sempre di Erica Jong (Come salvarsi la vita, Bompiani 1977). Aveva già capito tutto, lei.

Le splendide quarantenni di oggi poggiano sulle spalle delle quarantenni degli anni ’70. Oggi ci sembra tutto facile e scontato, ma se non ci fossero state loro…

 

splendide quarantenni
Credits: Jared Enos