lavoro autonomo da casa

Lavoro autonomo da casa: ricominciare come Assistente Virtuale

Il lavoro autonomo da casa non è una chimera.

É possibile ricominciare a lavorare dopo i 40 anni quando i figli sono diventati grandi, oppure cambiare identità professionale per conciliare famiglia e carriera.

É il solito tema, di cui noi donne parliamo spesso, ma nei fatti sembra una cosa difficile.

É per questo che qui sul blog sono sempre felice di ospitare storie professionali di donne che sono riuscite a raggiungere questo obiettivo, perchè il messaggio che voglio trasmettere è: SI PUO’ FARE.

Non è detto che sia facile né immediato: occorre avere uno scopo chiaro, desiderarlo e studiare.

MA E’ POSSIBILE.
 
Per questo oggi voglio proporvi la storia di Elena Augelli, una professionista torinese madre di due ragazzi, ormai quasi usciti dall’adolescenza, che ha intrapreso la carriera di Assistente Virtuale.

Le ho rivolto qualche domanda per permettervi di capire concretamente in cosa consista il lavoro che si è scelta.

Leggendo le sue risposte conoscerete una donna che ha utilizzato le proprie esperienze professionali integrandole con nuove competenze per un lavoro autonomo da casa.

 

Ci spieghi in che cosa consiste il tuo lavoro di assistente virtuale? É una figura nuova in Italia ma all’estero?

ricominciare a lavorare L’Assistente Virtuale è una nuova figura lavorativa che attraverso strumenti digitali e da remoto è di supporto per liberi professionisti e aziende.

Un’Assistente Virtuale può assumere incarichi molto differenti tra loro. Si possono individuare alcune aree di intervento. Per esempio Comunicazione e Marketing, Segreteria, Traduzioni, Contabilità e Amministrazione, Business Plan, Organizzazione.
All’estero è una professione che esiste già da anni e a cui fanno ricorso molte aziende che delegano parte dei loro processi lavorativi all’esterno. Facendo una ricerca su LinkedIn si trovano molti profili di Assistente Virtuale nel mondo anglosassone.

 

Come ti è venuta l’idea di questo lavoro? Cosa facevi prima?

Ho lavorato per vent’anni o giù di lì in ufficio, occupandomi sia di comunicazione che di organizzazione. Nel 2009, ho deciso di mettermi in proprio facendo l’artigiana, per dare voce a quella parte di me che voleva esprimersi in modo diverso. Ho creato bijoux per 4 anni senza perdere la mia impostazione pragmatica e attenta del lavoro. Quando ho capito che non sarei riuscita a avere un’entrata economica sufficiente per me e il mio nucleo familiare, ho chiuso la partita iva e ho iniziato a guardarmi in giro. Ho studiato e osservato il web da vicino, ho chiesto mille volte aiuto, sono entrata in Rete al Femminile Torino e ho iniziato a capire la strada da prendere.
Il fatto di non sentirsi sole e di imparare facendo all’interno di Rete al Femminile, mi ha permesso di maturare e elaborare la mia nuova veste lavorativa.

 

Hai dovuto studiare o certificarti?

Quando ho individuato il mestiere di Assistente Virtuale ho verificato l’offerta formativa e ho trovato un corso online, che ho seguito e che mi è servito a cucire insieme i pezzi che avevo precedentemente appreso e sperimentato lavorando. Esiste una certificazione che questo corso offre ma non ha un valore giuridico, non esiste un albo di riferimento e credo che solo di recente sia nata un’Associazione, che bisogna vedere come si svilupperà.

 

É una professione che ti consente di conciliare lavoro e famiglia? Esiste un orario di lavoro o lo decidi tu?

Lavorare da casa è di sicuro un ottimo modo per seguire anche la famiglia. Io ho due figli (quasi) ex adolescenti e in questi anni ho dedicato loro un sacco di tempo, ben di più di quando erano piccoli. La mia casa è invasa da loro e dai loro amici a pranzo, motivo per cui le mie pause sono lunghe e recupero lavorando fino alle 20.30 la sera. Mi impongo di non lavorare dopo cena (è anche contrario ai miei bioritmi) ma da settembre dell’anno scorso posso dire di aver lavorato tutti i weekend.

Per crescere professionalmente bisogna mettercela tutta. Si devono non solo cercare clienti, ma alzare il livello degli stessi e dei lavori che per loro svolgi. Parallelamente continuare a formarsi (wordpress, social che cambiano in continuo, corsi di scrittura, ecc.) e fare networking costantemente (riunione di Rete al Femminile, Freelance Camp e Day, workshop, ecc.).

 

Ci racconti come hai iniziato a proporti ai tuoi clienti? Come vedevano una professionista come te?

Dopo aver osservato attentamente il web ho deciso di propormi in modo professionale commissionando il disegno del mio logo, la realizzazione del sito e delle foto. Dopo neanche un anno, ho riscritto tutto il sito e fatta fare la SEO a una specialista. Scrivo tutto ciò che mi riguarda, un post alla settimana sul blog, una newsletter al mese, pagina e profilo (che fa molto personal branding) su Facebook. Il blog ha solo due categorie: assistente virtuale, attraverso cui descrivo il mio lavoro e my two cents, attraverso cui descrivo chi sono e cosa faccio. Quest’ultimo aspetto lo sto spostando sempre di più sulla newsletter, una specie di confidenza intima, sussurrata alle orecchie degli iscritti.
Ho una casistica particolare: chi mi contatta da lontano (ad esempio centro e sud Italia) mi dà immediatamente fiducia, firma incarico e inizia il lavoro, per il quale ad oggi posso dire di aver tutti clienti soddisfatti. Con le persone che già mi conoscono i tempi sono più lunghi, si tende a perdere il focus, si fissano mille incontri. Chi sta lontano o si fida o non si fida. Se sceglie per il sì pronti via e non se ne parla più.
 

Le assistenti virtuali offrono tutte gli stessi servizi o esistono tipi diversi di assistenti?

No, come ho elencato all’inizio ci sono molte possibilità di specializzazione. Io mi sono focalizzata su business plan e controllo flussi di lavoro da una parte e dall’altra sul copywriting. Ad oggi lavoro fifty fifty, anche se hanno tempi diversi. I business plan possono durare anche un paio di mesi i copy possono essere di tanti tipi, anche micro e brevi.

 

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Non so se c’è un di più, però posso dire di aver trovato la mia strada. In quello che faccio metto creatività (soprattutto con le parole) e molta organizzazione, i due aspetti che mi caratterizzano. Sono una persona trasparente e che ce la mette tutta per essere coerente, spero si veda e si apprezzi. Ecco essere percepita per come mi sento di essere è forse l’aspetto del mio lavoro che amo di più. Non posso poi fare a meno delle relazioni interpersonali, nelle quali mi specchio, prendo e do forza.
Recentemente ho letto questa parole, che purtroppo non so di chi siano, ma che condivido molto “Nel dare forza agli altri, anche tu diventi più forte”.

 

Consiglieresti ad altri la tua professione? Magari a qualche mamma che vuole rimettersi in gioco nel mondo del lavoro?

Certo, consiglio questa professione, perché come detto è in un momento di espansione e affermazione in Italia, ma scoraggio a farlo in modo improvvisato. Purtroppo non bastano un pc e una connessione per fare lo smart working. Bisogna scegliere in cosa specializzarsi e lavorare duro.

Ultimo: non sentirsi mai arrivate, perché altrimenti arriva Beep Beep e ti asfalta come Willy il Coyote.

 

 

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