Francesca Parviero LinkedIn

Photo Credit: Shella Scarborough

Sei su LinkedIn: ecco cosa fare e cosa non

Così come la scorsa settimana, anche questo mercoledì pubblichiamo un post per aiutarti a riflettere sul tuo lavoro o quello dei tuoi sogni.

LinkedIn oggi è il più grande database pubblico di profili professionali al mondo e tu ci devi essere. Sì, ma come?

parviero

 

L’ho chiesto a Francesca Parviero, nota Digital HR Strategist e prima partner italiana di LinkedIn con la sua LinkBeat. Non perderti questa intervista!

 

d. Cara Francesca, cominciamo da te: tu sei Official LinkedIn EMEA Talent Partner. Ci spieghi in cosa consiste il tuo lavoro?

Mi occupo di costruire strategie digitali legate alle persone (Digital HR, per usare l’acronimo che si usa in azienda per parlare delle Risorse Umane/Human Resources). Questo va dal Personal Branding all’Employer Branding online passando per tante sfumature diverse, in progetti scritti ad hoc con le aziende, di envisioning, formazione e consulenza. Grazie al mio lavoro (che svolgo dal 2010 dopo aver lasciato l’azienda come responsabile delle Risorse Umane), ho conosciuto nel 2012 LinkedIn Italia e sono diventata la prima Official LinkedIn EMEA Talent Partner italiana .

d. Offrici il punto di vista di un selezionatore. Come utilizza Linkedin per trovare la persona giusta?

Oggi non sono una selezionatrice – ma lo sono stata – e accompagno i selezionatori in questo mondo. I selezionatori bravi usano LinkedIn come strumento di business intelligence. LinkedIn è di certo un database incredibile e immenso che ti permette di identificare (secondo skills e caratteristiche varie) i potenziali candidati per una posizione aperta, ma il lavoro fatto bene non si ferma lì. Si deve andare oltre, verso la lettura dei comportamenti delle persone. I comportamenti si leggono attraverso la partecipazione, la relazione, la consapevolezza rispetto ai contenuti che si divulgano. Il buon recruiter monitora quello che accade e fa una sorta di transmedia recruiting, non solo su LinkedIn. Da dove si parte? Dal rispetto di un profilo personale fatto per bene, che comunichi ai contatti o ai candidati (del recruiter) che ci si può fidare delle sue competenze.

d. Le regole di un profilo Linkedin perfetto. 

Il profilo LinkedIn parla di noi e – se siamo contemporanei e non usciti da una piramide egizia – è bene che impariamo a rivolgerci con un tono di voce adeguato al contesto. Mandatory: compilare il riepilogo/summary e farlo in prima persona cercando di dire qualcosa di noi che vada al di là del “riassunto delle puntate precedenti”. Non starò qui a dire quanto siano importanti le immagini (foto profilo e cover) oppure l’attenzione e la cura della lingua in cui si scrive perché lo darei per scontato.

d. E quali sono invece gli errori da evitare assolutamente.

NO agli autocompiacimenti eccessivi, l’overselling ad un occhio capace sarà evidente e un controllo incrociato ci sconfesserà. NO nemmeno però alla sindrome da piccola fiammiferaia: chiediamo in giro qualche feedback sul nostro lavoro e scopriremo quante cose belle potremmo raccontare di noi.

d. Come utilizzare Linkedin per proporsi ad un’azienda o ad un selezionatore?

Ogni ricerca attiva prevede che ci sia il nome del recruiter che l’ha attivata. È una cosa che apprezzo molto di LinkedIn. Persone che usano strumenti e si fanno riconoscere. L’altro lato della medaglia è che ci siano menti illuminate che pensano di poter contattare personalmente il recruiter per saltare la coda o trovare una nuova strada. Capiamoci: c’è un processo ed è bene rispettarlo. Il recruiter che sta dall’altra parte si deve presumere che non possa gestire tutte le richieste che riceve, a meno di situazioni molto rilevanti. Io credo sia importante che prima di una candidatura la persona rifletta davvero molto e faccia una bella ricerca sulla reale opportunità per sè e per l’azienda. Questo sì che si deve fare prima di muoversi e inviare candidature non focalizzate. La mia prima esperienza, a 19 anni, nello screening di CV, mi ha fatto capire subito che le persone sono molto creative (e a volte inopportune) quando si tratta di candidature.

d. Fare networking su Linkedin: alcune regole da seguire.

Credo che ci siano dei networker at heart e qualcuno che invece la possa imparare l’arte del buon networking. Parliamoci chiaro: se sei uno/a stronzo/a non è che ti riuscirà benissimo il tuo networking online. Quello che sei offline sei online e la relazione sociale, il desiderio di scambiare informazioni e opportunità senza per forza averne un ritorno immediato, stanno alla base dell’efficacia del bravo networker. Al contempo, quando serve, e se ne hai ben donde, devi sapere chiedere un aiuto alla tua rete. Non abusare del tempo, dell’attenzione e dello spazio degli altri. C’è un tizio che commenta sempre gli status degli altri per far emergere quanto sia bravo lui. E una, e due. Alla terza te lo si dice che sei inopportuno e che è buono che ti crei un giro senza fare per forza tutti i giorni cherry picking dagli altri, no?

d. Convinci i più scettici che “personal branding” non è un inutile sfoggio di inglese, ma un aspetto sostanziale della professionalità essenziale per farsi   notare oggi.

Cara Veronica io non credo di dover convincere nessuno. Non è niente di nuovo: hai delle competenze, dei comportamenti e dei valori, sì? Bene, se vivi in società vuol dire che ti relazioni a persone che riconoscono in te queste caratteristiche e che saprebbero raccontarle in tua assenza per presentarti al meglio. La stessa cosa avviene online. Niente a che fare col self marketing o con concetti di sé che snaturano l’essere umano nella sua semplicità. Chi ha un dubbio o non si è mai posto il problema, ben venga, parliamone! Chi invece non crede nell’innovazione e sa solo dire NO perché a lui/lei non serve o non accetta che il mondo sia cambiato e abbiamo una grande opportunità online, non interessa parlare. Porte aperte al confronto 😉

d. Gli endorsement. E’ tutto oro quel che luccica?

Non è oro e ne scrissi già anni fa qui sul blog di Manageritalia. È responsabilità di ciascuno di noi agire con onestà e rigore sia per endorsement che recommendation. Anzi la prima cosa che dovremmo fare tutti e imparare a diffondere sono proprio delle valide segnalazioni professionali a chi se lo merita. Pensa a 3 persone a cui dovresti scrivere una reccomendation e fallo con attenzione. Racconta specificatamente della persona in questione, di ciò che sai davvero di lei perché hai convissuto in un momento particolare (esperienza, progetto, iniziativa) e racconta quale sia stato il suo valore in questo frangente.

d. Il curriculum tradizionale è morto?

Non è morto, anzi. Si tratta di due mondi che si completano. Spesso un CV può essere arricchito di informazioni specifiche e di dettaglio che un profilo LinkedIn non deve avere per forza. Un buon CV può sempre servire perché può avere proprio lo scopo di approfondire.  Non avere un profilo LinkedIn invece può voler dire chiamarsi fuori dalle opportunità che il mondo ci può offrire e questo è un vero peccato se ancora qualcuno non l’ha capito.

Consigli di lettura!

Personal branding. Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità.
Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti – Hoepli

L’Alleanza. Gestire il talento nell’era del networking
Reid Hoffman, Ben Casnocha, Chris Yeh – EGEA

Teniamoci in contatto. La vita come impresa
Reid Hoffman, Ben Casnocha – EGEA

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