conciliare famiglia e carriera

Mamme over40: contratti di lavoro per conciliare famiglia e carriera

Mamme over40 lavoro e carriera: come conciliare tutto?

 

Sappiamo che 40 Spesi Bene è molto seguito tra le mamme over40, quelle che una volta venivano chiamate primipare attempate, ma oggi in Italia sono abbastanza frequenti.

Ci raccontano che uno dei motivi della maternità ritardata è sicuramente la necessità di costruire un percorso professionale solido, di fare cioè carriera il più possibile prima dei 40 anni, preventivando un rallentamento dopo la nascita del figlio.

E dopo? Come si concilia la carriera non solo con le cure del neonato, ma anche con la bellezza di un rapporto sereno con il proprio bambino?

 

Al di là dei diritti acquisiti, stanno emergendo nuove forme contrattuali e nuove modalità di lavoro. E’ bene conoscerle, perché a volte queste soluzioni possono veramente fare la differenza, specie nei primi mesi, anche nelle aziende più piccole.

 

Ce ne parla Simona Fontana, “l’avvocatessa delle mamme”, che ho intervistato per 40 Spesi Bene.

Simona, qual è la richiesta che ti fanno più spesso le mamme? 

Le mamme, al termine del congedo parentale, spesso temono il rientro al lavoro e di trovare un contesto lavorativo ostile e differente rispetto a quello che hanno lasciato. Hanno paura che l’essere mamma pregiudichi la loro crescita professionale a causa di nuove esigenze che necessariamente nascono e devono essere soddisfatte.

Mi domandano quali sono i diritti e doveri legati alla loro particolare tipologia contrattuale e come possono modularli per conciliare il soddisfacimento delle proprie esigenze di lavoratrice e dell’azienda.

Spesso quando si riscontra la disponibilità dell’azienda e della lavoratrice di comprendere e capire realmente le necessità di entrambi si percepiscono dei forti miglioramenti in termini di efficienza ed efficacia e, quindi, il benessere all’interno dell’ambiente lavorativo cresce notevolmente .

 

Per esempio?

 

A volte una gestione differente della maternità, che non preveda cioè una totale astensione della mamma dall’ambiente lavorativo, ma che consenta alla donna, al temine del congedo di maternità, di rientrare, usufruendo del congedo parentale ad ore o a giorni, consente di ottenere soluzioni ottimali. Ovviamente tutto dipende dal tipo di lavoro svolto e dalle specifiche esigenze della donna.

E’ chiaro che qualora anche i papà usufruissero del congedo parentale la possibilità di individuare forme di conciliazioni aumenterebbe notevolmente.

 

Quali sono le forme contrattuali che favoriscono la conciliazione?

Innanzitutto, il fatto che mondo del lavoro sia cambiato radicalmente negli ultimi creando nuove modalità di lavoro e nuove professioni è davvero un fattore positivo, uno stimolo a vedere la crisi dell’ultimo decennio come un momento necessario per stravolgere modelli lavorativi ormai obsoleti che non rispondevano più alle esigenze della nuova realtà in cui viviamo.

Parliamo per esempio delle novità principali nello Statuto dei Lavoratori Autonomi.

 

Lo Statuto dei lavoratori autonomi ha finalmente introdotto maggiori tutele per le lavoratrici autonome o freelance, ad esempio:

  • con riferimento al congedo di maternità

le lavoratrici autonome potranno usufruire del congedo di maternità essere obbligate a a sospendere la propria attività lavorativa.
Il congedo di maternità coprirà i due mesi precedenti ed i tre successivi al parto.

 

  • con riferimento al Congedo parentale

I genitori dei bambini nati dopo il gennaio 2016 potranno usufruire del congedo parentale limitatamente ad un periodo di 6 mesi entro i primi tre anni di vita del bambino

 

  • gravidanza , malattia, infortunio

Nel caso di gravidanza, malattia ed infortunio di una lavoratrice autonoma che presta la propria attività in via continuativa per un committente, il rapporto di lavoro non si estinguerà ma rimarrà per un periodo massimo di 150 giorni senza diritto al corrispettivo;
Nel caso in cui la mattina o l’infortunio siano tali da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, si potrà sospendere il pagamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativo per l’intera durata della malattia e dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni. A decorrere dall’ultimo giorno del mese successivo a quello di cessazione della malattia il lavoratore autonomo può provvedere a pagare il debito previdenziale maturato durante il periodo di sospensione, in rate mensili nell’arco di un periodo pari a tre volte quello di sospensione.

 

Ma esattamente cos’è lo smartworking?

Lo smartworking o lavoro agile è una novità significativa e non rappresenta una nuova tipologia contrattuale, quanto piuttosto un nuovo modo di lavorare.
Lo smartworker è un lavoratore dipendente che compie la propria prestazione lavorativa al di fuori dell’azienda, anche per un solo giorno alla settimana, utilizzando gli strumenti che la tecnologia offre per poter lavorare in remoto, senza postazione fissa in ufficio.
Questa modalità lavorativa è regolamentata attraverso un accordo stipulato per iscritto e deve disciplinare, in modo preciso e puntuale, le modalità esecutive della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali. Tale accordo può essere a tempo o a tempo indeterminato ed in tal caso il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni.
Il riconoscere lo smartworking all’interno di un testo normativo costituisce un importante passo avanti, in quanto dimostra che un attenzione sui problemi relativi alla conciliazione è stata posta in modo concreto e reale.

 

Che tipo di assistenza ti chiedono le mamme lavoratrici?

L’assistenza che offro, quindi, spesso è proprio quella di analizzare la posizione lavorativa della donna e insieme a lei cercare di capire, in considerazione al tipo di lavoro svolto, come poter modulare il suo contratto per conciliare le sue necessità con quelle dell’azienda.

A volte, purtroppo c’è chiusura totale e allora, di fronte a comportamenti discriminatori o comunque chiaramente finalizzati a far assumere alla lavoratrice una specifica decisione, la mia consulenza risulta diversa e più improntata a far valere i propri diritti in un’ ottica non conciliativa.

 

E tu che sei l’avvocatessa delle mamme che lavorano, come hai trovato la tua strada alla conciliazione?

Quando sono diventata mamma è cresciuta in me la consapevolezza di non voler rinunciare al mio lavoro, pur restando presente nella vita di mio figlio, condividendo con lui i momenti più importanti e significativi della sua crescita.
Erano due desideri forti e forte era la mia volontà di trovare l’anello che li congiungesse; l’ho trovato, dopo diversi tentativi e diverse cadute.

Ho deciso di aprire, insieme ad una consulente del lavoro, un mio studio professionale in cui offro consulenza giudiziale e stragiudiziale alle aziende ed ai lavoratori in materia di diritto del lavoro ed in cui curo i miei progetti legati all’attività di formazione.
La voglia di fare è tanta, i nuovi progetti nascono ogni giorno e chi mi conosce mi aiuta a fare una bella cernita e a capire quelli da seguire e perseguire con tenacia e quelli, invece, da lasciare scritti nell’inseparabile libro delle idee.

 

Per meglio conoscere i contratti di lavoro per conciliare famiglia e carriera

A partire dal 23 ottobre 2017 un ciclo di incontri con Simona Fontana presso Qf a Milano. Scarica il pdf per tutti i dettagli.

 

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