Natale è

Da quando il Natale è uno stress?

Da quando il Natale è diventato una fonte di stress?

 

Forse da quando si è deciso che dovesse diventare l’ennesimo modo per competere, per alzare l’asticella della prestazione, per mostrare una gioia più gioia di quella di tutti gli altri?
 

Noi mamme di figli non ancora adolescenti siamo costrette a vivere la vita sociale dei ragazzini come se fosse la nostra: feste su feste, coretti vestiti con abiti dai colori introvabili, pizzate di classe/sport a cui non puoi mancare pena il sentimento di esclusione dell’erede, lavoretti di catechismo da fare in gruppo con genitori che se li incontri per strada manco sanno chi sei…

 

E se io invece questa gioia nello sbattermi dal capo all’altro della città non la sentissi per niente?

 

Adesso vi racconto cosa mi dà veramente grande gioia a Natale.

(Che poi Natale vuol dire tutto il mese di dicembre, non il 25. Il 26 sei già lì a riciclare gli avanzi, che ti guardano tristi dal vassoio, e ti chiedi perchè non sei partito il 22 sera approfittando di quell’offertona per i Caraibi. Lo dici tutti gli anni e non lo fai mai.)

 

Innanzitutto, che le persone che amo siano accanto a me.

Sembra una banalità, ma invecchiando lo apprezzo sempre di più.

Che ci siano marito e figli, ma anche i miei genitori ultrasettantenni. Natale è la festa della famiglia, può diventare una festa molto ipocrita in certi casi, ma la presenza di chi conta veramente resta la base dei ricordi per quando il futuro sarà diverso e per i figli quando saranno cresciuti. Costruire emozioni e ricordi è il vero regalo che possiamo farci nella vita.

E’ anche per questo che sopporto sempre meno di dover “festeggiare” con persone che, per quanto simpatiche, mi sono imposte dalle circostanze. Il tempo ha valore. Così, come l’amicizia: non puoi comprimere duecento cene natalizie in due settimane, si sviliscono anche i rapporti più promettenti.

 

Le tradizioni di famiglia.

 

Forse sarete d’accordo con me. In questo mondo assurdo devono esistere delle cose sempre uguali a se stesse. Come le favole della buonanotte che finiscono bene, il lato preferito del letto e il caffè espresso all’italiana.

Quando ero giovane giovane per me il giorno di Natale è sempre stato quello del pranzo tra parenti che avrebbero voluto mandarsi a quel paese, ma c’era una cosa speciale che rendeva tutto caldo, affettuoso e pieno di senso. Ed erano i cappelletti fatti dalla mia nonna mantovana.

Prepararli insieme a lei era l’unica cosa che ci teneva veramente uniti, è proprio vero che il cibo è Amore.

Da un paio d’anni la mia nonna non c’è più e pensare a lei, che se ne è andata dolcemente quando era il suo momento, ormai fa parte della tradizione del mio Natale.

 

Il ricordo dolce dei nonni è qualcosa di prezioso, un dono che possiamo custodire dentro di noi e non ci potrà mai essere tolto. E’ come se loro fossero lì con noi e ci abbracciassero come quando eravamo piccoli.

 

 

Natale è

 

 

Ma torniamo ai cappelletti. Una tradizione di famiglia che rischiava di sparire con la nonna, visto che né io né mia madre abbiamo imparato ad impastare. Per fortuna mio marito si è così appassionato da voler essere lui a farli e allora è stato bello creare la nostra nuova tradizione di famiglia!

 

Natale è

 

Tutti intorno al tavolo, papà, mamma, nonna e nipoti ad impastare, chiudere i cappelletti (certo, anche mangiare molto ripieno di nascosto). Il giorno di Natale, a tavola, disamina di quanto prodotto: quanti siamo riusciti a farne? Il ripieno quest’anno è più buono dell’anno scorso? Ma il brodo com’è?

 

Fare delle cose tutti insieme, che sia il cibo, l’albero di Natale o il presepe è quello che ti fa sentire famiglia. Aspettare tutto l’anno per rifare insieme queste stesse cose senza considerarle una rottura di scatole significa che sono tradizioni positive, che ti danno forza per tutto il resto dell’anno.

 

Prendermi del tempo  per dare senso alle cose e riflettere.

 

Sul significato religioso del Natale, che sparisce proprio dietro a tutto, pure se ne dovrebbe essere il centro, fagocitato dalla mondanità delle feste e dallo stress dello shopping .

Sullo stato della mia vita: fare il punto su cosa ho fatto quest’anno, pensare a dove mi vedo l’anno prossimo.

Sul nulla. Perché lasciarsi vivere per qualche giorno, prendendosi cura del proprio sonno, degli interessi non lavorativi, delle relazioni senza l’incubo della sveglia alla fine ti apre la testa e ti rende più lucida.

 

 

 

Ed infine, provare molta gratitudine.

 

Nemmeno il più fortunato tra noi ha una vita perfetta. Ma avere un traguardo, un obiettivo di vita da perseguire dà senso a tutto. A Natale cerco di perdonarmi un po’ per gli errori che ho fatto nell’anno, mi prometto di migliorare.

E soprattutto dico grazie alle persone che amo per essere quello che sono nella mia vita.
 
 

Grazie anche a voi che ci seguite qui sul blog.

Buon Natale di cuore!

 
 

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