Photo Credits: Kevin Dooley

Natale: il giogo che tutte ci incatena

Non è la prova costume il momento più prestazionale dell’anno per una quarantenne media.

Il momento più prestazionale dell’anno è l’intero mese di dicembre con le sue scampanellanti e “gioiose” settimane prima di Natale.

 

Finchè i figli vanno alle elementari la loro vita sociale esiste a patto di uccidere la nostra.

Solo oggi ho dovuto girare tre negozi per trovare una normalissima maglietta bianca con le maniche lunghe (senza disegno, senza strass, senza personaggio Disney, senza frase scema) da mettere sotto lo scamiciato blu del coro scolastico di Natale. Ho poi acquistato due buste trasparenti per i lavoretti di cadaun figlio e – dulcis in fundo – messo a soqquadro l’armadio per trovare qualcosa da mettere al primogenito che reciterà la parte del becchino (del becchino!!!) nello spettacolo “Canto di Natale” di Dickens!

E meno male che in casa avevamo già l’argilla per il fossile autoprodotto da portare stamattina a scuola. Lasciatemi finire la settimana, così poi mi concentro sul pranzo della vigilia…a casa mia!

Natale, già, il vero Capodanno dell’umanità, che uno ci creda o no.

Ma soprattutto il giogo che incatena la femmina.
Pensateci: l’intera idea del Natale si basa sulle donne.

Intanto tutti a parlare di Gesù Bambino, ma quella che si fa il travaglio a dorso di mulo e partorisce nella capanna è Maria. Già da questo incipit si capisce che tu, donna, cucinerai con dolore per tutti i parenti diretti ed acquisiti.

Le recite natalizie:

belle però, insomma. Ma perché le maestre ogni anno si sbizzarriscono in travestimenti improbabili? Se poi hai due o più figli trovare l’accessorio giusto ti leva il sonno. Non mi dilungo, sapete di che sto parlando, ma avete mai visto un padre sgomitare al negozio per accaparrarsi l’ultima maglietta rossa senza logo rimasta della taglia di suo figlio?

I lavoretti:

ma vi pare che a catechismo bisogna andare accompagnati dalle madri per fare il lavoretto di Natale? Ma non possono farlo da soli?

I regali:

chi li pensa, li cerca, li insegue fino all’ultimo pacchetto? Chi fa il giro delle telefonate fino ai cugini di terzo grado per sapere cosa hanno chiesto i bambini quest’anno a Babbo Natale? Chi gira i negozi dopo l’ufficio e prima della cena per acquistarli tutti? Chi scandaglia Amazon, eBay, ePrice e si sciroppa tutte le newsletter del mondo alla ricerca di offerte imperdibili?

L’incartamento dei regali di figli, marito, genitori, parenti poi a me prende due orette buone, non so a voi…

Naturalmente siamo sempre noi quelle che devono andare a cambiare i regali difettosi o di due taglie troppo grandi. Un bel divertimento.

Postilla sul regalo che ci fa il marito: per non sbagliare ci chiede cosa vogliamo. Il che, vista l’utilità, sarebbe anche un aspetto positivo ma alla fine è come se il regalo ce lo facessimo da sole. Una sorpresa ogni tanto non ci dispiacerebbe.

La cena o il pranzo natalizio (nei casi più sfortunati entrambi):

nessuno ne parla, ma il vero e primo sbattimento è sopportare tua madre (nei casi più sfortunati tua suocera) che inizia con la lista degli invitati intorno al 3 novembre. Se invito i PincoPalli verranno soli o suoceri muniti? La zia antipatica quest’anno no, ma come fare a smarcarsi?! L’assillo delle telefonate materne si fa pressante mentre tu, madre di famiglia, sei ancora incaprettata dai postumi di Halloween (su questo ci sarebbe da aprire un capitolo a parte).

Le portate:

tartine gelatinate sì o no, that’s the question.

Cappelletti a mano sì o no, salmone sì o no, cappone sì o no, capitone sì o no, e se sì quanto?! Ovvio che tu, donna, dirai di sì a tutto purché lo faccia tua madre, tua suocera o, nei casi più fortunati, entrambe. Poi certo, nei rari momenti di lucidità ti chiedi se un giorno, all’età di tua madre, ti ridurrai così anche tu, a pensare che Natale sia la tua prima della Scala, il tuo palcoscenico annuale in cui esibire all the best. E sai già la risposta, anche se non ti piace. Sennò chi tiene vive le tradizioni natalizie?

L’albero:

lo fai con i bambini, vero? Lo fai tu, poche balle. Se sono piccoli loro sono una minaccia per l’integrità dell’albero: palline appese e riattacate ogni tre per due a vanificare il tuo lavoro. Se sono grandi ti guardano mollemente stravaccati dal divano: erano entusiasti di poterti aiutare ma poi in tivù è iniziato iCarly…

L’abbigliamento il giorno di Natale:

vorrai mica vestire male i pupi per la foto ricordo? Naturalmente li costringerai in abiti scomodi da Piccolo Lord Fontleroy per accontentare nonne e zie che il Natale precedente hanno regalato camicie tirolesi simili a tovaglie o sontuosi abitini che in compenso fanno sudare da ferme. Tu poi devi alternare il look: quello che metti la Vigilia non devi rimettere a Natale, per non parlare di Santo Stefano. Perchè è chiaro che avrete pranzi e cene per tre giorni consecutivi, no? Il tuo red carpet dev’essere perfetto.

I resti:

ecco, anche questo è un argomento di cui si scrive poco, immeritatamente. Fino al 31 si mangiano i resti e a chi spetta il compito di riproporli, camuffarli e ricomporli in piatti di portata fantasiosi? A noi donne, che non vogliamo giustamente buttare ciò che in gastronomia ci è costato un botto. (“Però, mamma, l’anno prossimo i funghetti sottolio no, che non si mascherano con niente, manco nelle polpette”).

Insomma, potrei continuare ancora, ma lascio la parola a voi.
Quello che ho capito è che Natale, oltre al significato religioso, è per tutti la festa della famiglia. E famiglia vuol dire donna, soprattutto se ci sono i figli.

E’ costume che a noi spetti di fare da collante, di tenere tutto insieme, proprio come nei restanti 364 giorni dell’anno. Siamo le vestali della tradizione, perché senza certe abitudini non ci sembra veramente Natale, e se non festeggiamo noi non festeggia nessuno.

E’ c’è da dire che noi a tutte queste cose che ci stancano e ci danno un po’ di ansia da prestazione non riusciamo a sottrarci per un semplice motivo: che le facciamo con amore.

Per i bambini, per il marito, per i parenti tutti. Perchè in questo mondo senza punti fermi il Natale in famiglia ci fa sentire uniti, vicini e più forti.

 

Che infatti è lo scopo dello stare insieme e dell’amarsi.

 

(Photo credit: Kevin Dooley)

 

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