mamma blogger

Perché non sono più una mamma blogger

Sono stata una mamma blogger. Per caso.

Mi è successo senza sapere che il blog mi avrebbe portato tante belle emozioni, collaborazioni ed amicizie.

Negli anni belli e faticosi dell’infanzia dei miei figli ho vissuto esperienze divertentissime e, temo, irripetibili, come fare l’inviata a Sanremo ed essere spesso invitata in tv per parlare di genitorialità.

Essere interessante in quanto mamma era quanto di più imprevedibile potesse capitarmi.

Ma soprattutto il blog mi ha arricchita come persona, inserendomi in ambienti e situazioni che diversamente non avrei mai potuto raggiungere ed offrendomi tante occasioni di amicizia vera tra mamme. Mamme normali, ognuna con la sua personalità, reali.

All’epoca ci chiamavano “mamme imperfette”, Silvia aveva coniato questo termine e giravano fiction su questo tema.

Mamme imperfette. Tenete a mente questa definizione, vi servirà dopo.

Da qualche anno tutto è finito.

Il mio mommy blog è ancora  online perché non ce la faccio a suicidarlo: resta una parte importante della mia vita.

Anche se lo paragonerei a quella scatola di vecchie foto di gioventù a cui sei così affezionata da custodirle gelosamente in soffitta per non guardarle più.

Non sono più una mamma blogger perché:

  • i miei figli sono diventati abbastanza grandi da poter leggere eventuali post che li riguardino, per potersene infastidire o per avere amici che li leggano e li prendano per i fondelli. Ciò non significa che non ci sia bisogno di mamme e papà blogger, perché le questioni educative su cui confrontarsi rimangono, ma esiste anche un grande problema di privacy.
  • per me essere una mamma blogger significava potermi esprimere liberamente in un contesto di ascolto e dialogo tra pari. I tempi sono cambiati. Oggi anche in questo ambito bisogna stare attenti a ciò che si scrive. Perché una volta esistevano i troll e li beccavi subito, oggi invece, c’è tanta gente che ha voglia di attaccare chi espone le proprie idee, così, per mostrare di esistere, e di far precipitare velocemente la questione verso il litigio online. Si oscilla tra il perbenismo e il cattivismo.
  • Le mamme, così come le persone in generale, si sono spostate altrove dai blog. All’inizio anche le blogger che conoscevo mi riferivano di aver subito un calo dei commenti, poi la scomparsa. Che ne è di un blog senza i commenti? Gradualmente le persone hanno iniziato a interagire solo con i like e le condivisioni Facebook, importanti certo, ma non in grado di sostituire una conversazione.
  • Le conversazioni si sono trasferite sulle pagine Facebook, lasciando deserti i blog. Noi blogger abbiamo iniziato a non essere più padrone dei nostri spazi, diventati di Mark Zuckerberg. Da qui la competizione per farsi leggere e commentare prima su Facebook e forse, se andava bene, sul blog.
  • La gestione della presenza su Facebook è diventata uno stress, obbligando i blogger, amatoriali e non, a tenersi sempre aggiornati su nuovi tecnicismi, pena l’irrilevanza. Ad un certo punto bisognava pagare per farsi leggere, quindi i piccoli e gli hobbisti hanno mollato il colpo. Ma occhio, essere un blogger amatoriale non significa non avere qualcosa di interessante da dire. E così sono restate le aziende e chi lavora con sponsor di una certa caratura. L’accesso a tutti i contenuti da parte di chi legge è diventato un problema.
  • Se oggi le persone, me compresa, stanno molto di più su Instagram è anche colpa di questo lungo processo. Una foto ci sembra più diretta. Certo, le conversazioni scritte di una volta ce le scordiamo.
  • Oggi le mamme blogger stanno su Instagram, alcune non hanno nemmeno un blog. Se vuoi fare la mamma blogger oggi devi fotografare te stessa, ma anche i tuoi figli. Non solo parlare di te ma mostrare tutto di te. Per trovare questo normale devi per forza essere una millennial. Cioè una che ha minimo 10 anni meno di me.
  • Ai miei tempi (espressione terrificante, ma non ne trovo una migliore), parliamo del 2008-2009, si bloggava in anonimo. Penso che per l’attuale generazione di mamme blogger possa sembrare un’eresia.

Sì, in anonimo, perché siccome tendenzialmente si spiattellavano i veri fatti propri su internet, nessuna voleva essere riconosciuta. Mettere foto nemmeno per sbaglio. Io all’inizio avevo la foto di Kathleen Turner in “La signora ammazzatutti”. Era un’affinità ideale. Una volta mia figlia di 3 anni ha visto la locandina del film e mi ha detto “Mamma, sembri tu!”. Evidentemente ci avevo preso.

mamma blogger

  • La prima volta che ho incontrato in carne ossa le mie amiche virtuali della rete ero emozionatissima. Mi ero immaginata la loro faccia in un certo modo, poi di persona si erano rivelate diverse. Ma non la loro anima. Perché era proprio quella che avevo conosciuto leggendole.
  • Siamo diventate veramente amiche perché parlavamo di vita vera e problemi veri, facevamo vacanze insieme non sponsorizzate (!!!), non usavamo hashtag per comunicare. Insomma, non eravamo mamme blogger professioniste, soprattutto perché all’epoca fare la mamma blogger non era una professione.
  • Oggi se fermi un pensionato per strada ti sa dire chi è Chiara Ferragni. Dieci anni fa i pensionati non avevano lo smartphone, figurati navigare su internet. Se andavi in giro a dire che facevi la mamma blogger o ti proponevi come influencer ti ridevano in faccia. Oggi sei un figo.
  • Non fraintendetemi, essere un influencer professionale, per quanto la parola continui a turbarmi, è cosa buona e giusta. Solo che oggi mi sembra che del mommy blogging sia rimasta solo la parte, diciamo così, professionale, e poco quella spontanea.
  • Del resto è un fenomeno comprensibile se si considera che la gente sta su Instagram. La gente vuole vedere, più che leggere.

(A proposito, se siete arrivate fino a qui, complimenti!)

La gente vuole vedere belle immagini, fatte bene, con la luce giusta. La gente vuole curiosare nella vita di una mamma blogger, conoscere il suo viso, vedere i figli di cui parla, immedesimarsi in situazioni piacevoli, come vacanze, abitini nuovi, giochi.

Nessuno (?) vuole vedere la story di un capriccio, di un pianto nervoso della mamma blogger. Magari alla mamma blogger potrebbe anche far piacere condividere momenti no, ma non sono facilmente instagrammabili. Perchè su Instagram bisogna apparire belle se no non ti mettono like e se non ti mettono like l’algoritmo ti fa sparire dalla timeline etc etc….una storia già nota, no?

  • Sono rimasta colpita da certi profili Instagram: mamme da pochi mesi ma già con un profilo da mamma blogger con mille mila follower. In tutte le foto quadretti famigliari idilliaci in outfit sempre diversamente glamour. I mariti, con tatuaggi in bella mostra, che si prestano a posare con hashtag pucciosi con la disinvoltura di fotomodelli (se l’avessi chiesto al mio di marito mi avrebbe detto che un professionista non può giocare con la propria immagine e mi avrebbe mandato a…stendere!).
  • Qualche tempo fa ho attirato le critiche di molte amiche ex mamme blogger per aver scritto su Facebook che non si deve dare il cellulare ad un bambino di un anno. Mi hanno detto che non stavo manifestando sorellanza per la mamma del bambino che avevo visto, che magari quella mamma era stanca e dovevo capirla etc. Bene, vorrei chiedere se questi profili Instagram patinati manifestano sorellanza tra mamme, quella sorellanza che nasce dalla solidarietà di fronte alla stanchezza, agli errori, ai fallimenti assolutamente connaturati all’essere genitore. Sai la voglia di scrivere didascalie lunghe 3 metri in cui spieghi il tuo stress quando il modo per attirare l’occhio è quello di usare i filtri Instagram dopo una seduta dal parrucchiere.

Per questo dico che il mommy blogging non esiste più.

  • Non so cosa esista oggi. Forse il mommy Instagram, di cui non sono un’esperta e parlo come osservatrice.
  • Ammetto che le stories sono molto divertenti e mantengono degli spazi di imperfezione e conversazione con molte potenzialità. Lì esce la persona ed effettivamente ci può essere una comunicazione bidirezionale. Peccato che sia tra influencer e follower e non tra tutti, che non rimanga cioè una traccia di conversazione come avveniva nei blog.

Insomma, non sono più una mamma blogger perché sono una cariatide del web.

Perché non metto le foto dei miei figli e questo mi ha molto danneggiato, visto che sono parecchio fotogenici e qualche sponsor avrebbe apprezzato.

Perché mi stresso a seguire gli algoritmi. E alla fine se una si stressa non si diverte più.

A meno che non sia un lavoro.