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Quando tuo figlio va in manifestazione per la prima volta

Posso andare in manifestazione?

 

Oggi è uno di quei giorni di cui i genitori si ricordano anche dopo anni, come la prima parola e il primo giorno di scuola: mio figlio ci ha chiesto di partecipare alla sua prima manifestazione, quella per lo sciopero sul Clima (i Fridays for Future) e noi abbiamo detto sì.

Con quel misto di timore (oddio, la folla acefala!) e di noia (le manifestazioni echeppalle).

Eppure abbiamo ritenuto di farlo e anche con una certa serenità.

 

Voi ve la ricordate la vostra prima manifestazione? Io sì.

Andavo in prima superiore, c’era una sollevazione contro il ministro dell’epoca, ovviamente nessuno ne ricorda il motivo, e chiesi ai miei genitori di partecipare perché volevo vedere cos’era una manifestazione. Mi accordarono subito il permesso, sapendo che in questo modo avrebbero soddisfatto la mia legittima curiosità e poi ne avrei avuto abbastanza. Difatti non ho più partecipato a una manifestazione in vita mia.

Quindi, per tornare al figliolo, abbiamo ritenuto giusto dargli l’opportunità di capire cosa sia una manifestazione studentesca e ci è sembrato che questa per il clima migliore fosse ideale, visto che è apartitica e lo riguarda direttamente.

 

Nel ragazzo ho visto un interesse sincero.

Mi ha detto che vede me e suo padre impegnati attivamente nel fare qualcosa di buono per la società (wow!) e che anche lui sente di voler fare la sua parte, di volersi impegnare concretamente per un mondo migliore.

E’ chiaro che nei suoi discorsi entra una certa dose di ingenuità, ma è un suo diritto: ha 13 anni!

 

Ai numerosi detrattori adulti di questa manifestazione segnalo che sappiamo benissimo quale debba essere la strada preferenziale verso i corretti comportamenti ambientali dei ragazzi: lezioni mirate nelle aule scolastiche, comportamenti virtuosi tipo riciclo e risparmio energetico, non solo in centro in corteo.

 

Eppure, nella scuola di mio figlio non si parla di cambiamento climatico ed ecologia, non si parla di Greta o più in generale delle manifestazioni per il clima che si svolgono in tutto il mondo, non si parla nemmeno del ghiacciaio che sciogliendosi incombe sulla Val Ferret, una notizia presente su tutti i giornali e telegiornali. Il mondo fuori non esiste.

 

Aggiungo che ogni giorno la nostra generazione non fa che preoccuparsi del tempo che i ragazzi passano al cellulare con le cuffiette ad isolarli dal mondo, anzi, più probabilmente da noi genitori. Che sono degli “sdraiati”, come diceva Michele Serra.

 

Bene, adesso gli sdraiati si sono alzati dal divano!

 

E non per indossare una kefia e fare i fighi all’intervallo, come quando al liceo ci andavamo noi, senza nemmeno capire veramente cosa significasse la guerra israelo-palestinese.

 

Bensì, perché grazie a Greta, una ragazza particolarmente testarda che vive in un paese dove ai teenager viene riconosciuto il diritto di esprimere idee e non venire sottovalutati sistematicamente, hanno capito che anche se sono solo ragazzi possono avere idee e manifestarle.

 

In Italia viviamo in una società vecchia, non solo anagraficamente ma anche intellettualmente, in cui può accadere di leggere un articolo di giornale in cui un quarantenne viene appellato come “giovane”.

 

I ragazzi non contano niente, sono circondati da adulti che hanno perso ideali politici e non vedono la luce in fondo al tunnel.

Questi adulti disorientati non hanno nulla da insegnare ai giovani.

Non sono un esempio di nulla.

 

Il giovane invece si nutre di ispirazione, di senso della possibilità, di ottimismo.

Ha bisogno di mentori, non di ombre.

 

Come diceva Alessandro D’Avenia sul Corriere qualche giorno fa, gli adulti che criticano l’entusiasmo ecologista di questi ragazzi non stanno dicendo loro che sbagliano. Stanno dicendo loro che è INUTILE. Che non si fa così, si fa in un altro modo. Quale? Poi te lo spiego. Ma poi.

Intanto fammi mandare a tutti i miei contatti su WhatsApp questo meme per perculare Greta, questo sì che serve a cambiare il mondo.

 

A Milano i sindacati hanno indetto lo sciopero dei mezzi proprio oggi, indifferenti al fatto che in centro ci fosse una manifestazione.

Certo, perché ci sono manifestazioni di serie A e di serie B.

Tutto ciò che riguarda i giovani e il loro futuro in questo paese viene considerato di serie B.

Sarebbe un discorso più ampio e non voglio proseguire.

 

Oggi mio figlio tornerà dalla manifestazione e ne parleremo. Forse non parteciperà mai più a manifestazioni di piazza, ma gli resterà la sensazione di essere vivo.

Che in Italia è già molto.

 

Photo by Bob Blob on Unsplash

 

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