Reputazione online

Reputazione online: sapete cosa trova chi vi cerca su internet?

Sapete cosa trova chi vi cerca su internet?

Siete in grado di valutare la vostra reputazione online?

È giusto ricordare che chiunque può cercare informazioni sul vostro conto…e trovarle!

 

Tutto sta in COSA gli altri possono scoprire sul vostro conto, se per esempio si tratta di informazioni coerenti con la vostra immagine pubblica e non qualcosa che possa crearvi un imbarazzo, anche minimo. Ed inoltre bisogna capire CHI cerca notizie su di voi.

 

Pensiamo sempre che una corretta presenza web sia il problema dei nostri figli,  quando poi noi ci troviamo a fare cose ben peggiori.

 

Per esempio, come quella mia amica che condivide selfie innocui ma scemotti e che si è scoperta googleata dal preside di suo figlio o quell’insegnante che mostra a tutti di seguire profili Twitter utili al rimorchio. Un po’ seccante,  vero?

 

Ho pensato allora di intervistare Giovanna Vitacca, una consulente che cura l’immagine di molti professionisti aziendali, con un occhio di riguardo alla coerenza tra lavoro, vita privata ed espressione social di queste.

 

Giovanna,  il tuo lavoro mi affascina.  Ce lo spieghi meglio?

Oggi con il web tutti quanti, più o meno, abbiamo una vetrina in rete che ci rappresenta. Gli utenti più evoluti, che con internet ci lavorano, hanno siti, blog; gli utenti medi come minimo hanno un profilo social, che sia Facebook, Instagram o Snapchat.

Questa nostra immagine che il web propone arriva prima di noi stessi.

Mi spiego.

Oggi è la nostra faccia, è ciò che pubblichiamo sui social che porta il nostro interlocutore a farsi un’idea della persona che siamo ancora prima di conoscerci davvero. E talvolta, se la nostra comunicazione non è autentica, i nostri pubblici hanno una percezione totalmente distorta di noi.

 

Ecco perché il mio mantra è ‘armonizza forma e sostanza’.

 

Perché nel mondo in cui viviamo la nostra immagine è il nostro biglietto da visita, è l’elemento discriminante delle scelte che gli altri fanno nei nostri confronti.

Se ciò che vedo sul web mi piace, empaticamente, razionalmente, allora decido di volerti conoscere, di fissare un colloquio, di avviare una collaborazione professionale. Se ciò che vedo non mi convince, ti scarto.

Questa premessa è ancora più rilavante in seno ai contesti professionali dove c’è l’esigenza di gestire un minimo di coerenza tra il personal branding (l’immagine, la credibilità) del dipendente, manager, collaboratore e la Brand identity (la reputation, l’autorevolezza) dell’azienda.

Faccio un esempio: se un Amministratore Delegato di un’azienda che produce prodotti vegani  – magari un personaggio molto attivo, che partecipa a convegni, eventi, etc.  – pubblica sul suo profilo Facebook privato la foto di una grigliata di carne o la foto con la moglie in pelliccia, questo potrebbe non essere gradito al pubblico che lo segue nel ruolo che ricopre e che lo stima e apprezza per il suo impegno a favore degli animalisti. Questa sua comunicazione non verbale, del tutto legittima, visto che si parla di profilo privato, può ledere la reputation dell’azienda. In questo caso il nostro Amministratore Delegato avrebbe dovuto stare attento all’immagine, sua e della moglie, e al contenuto delle sue foto: forma e sostanza appunto.

E ancora: voi affidereste i vostri soldi a una consulente finanziaria che su Linkedin pubblica una sua foto in bikini o vestita come se fosse appena uscita della discoteca?

Ovviamente tengo a sottolineare che non entro nel merito di giudizi morali o etici.

 

Quali sono gli errori che le persone compiono più frequentemente?

Pensare che il web sia un pianeta parallelo dove ciò che si pubblica non impatta nella vita offline.

Recentemente ho letto una notizia che riportava il caso di un gruppo di ragazzi scartati da Harvard – a cui avevano mandato richiesta di iscrizione – a causa dei contenuti (immagini e testi) che avevano pubblicato sui loro profili social privati.

 

Il mondo ormai è questo, è osmosi tra online e offline, ed è anacronistico non tenerne conto.

Per questo è fondamentale curare la propria immagine il personal branding, che non può non tenere conto di tutti i profili social ovviamente.

E non si deve pensare che questo sia prerogativa di chi svolge certe professioni.

Anche il fruttivendolo, l’estetista, il commercialista, se hanno una pagina Facebook, devono gestire molto bene la loro immagine personale, l’immagine riferita alla loro attività e le comunicazioni che fanno, private o pubbliche.

 

Ogni giorno fashion blogger e celebrity varie ci propongono un’immagine perfetta e idealizzata delle loro attività. Tutto vero?

Ovviamente no. L’immagine si costruisce a tavolino; c’è poi chi ha un’attitudine naturale a essere ‘personaggio’, ma questo vale per tutte le professioni.

Io farei innanzitutto una distinzione tra celebrità e fashion blogger.

Le celebrità, al di là dell’immagine perfetta che devono o vogliono dare, sono più comprensibili quando cercando di tutelare la loro vita privata. E infatti spesso non hanno profili privati sui social.

Sono personaggi ‘pubblici’ per definizione; la loro vita ruota intorno al concetto di immagine.

Sono star, evocano mondi sfavillanti, dove tutto deve essere appunto perfetto perché altrimenti non rappresenterebbero la leggerezza, il sogno.

E anche quando pubblicano qualcosa di brutto, un episodio triste, che sembra voglia aprirci uno scorcio sulla loro vita personale in realtà è ‘fare comunicazione’.

Le fashion blogger, a parte la Ferragni, non sono celebrità. Forse per alcune l’ambizione è questa, forse vorrebbero essere famose coma Chiara, ma di fatto sono delle professioniste che lavorano nell’ambito della comunicazione e lo fanno attraverso un piattaforma di blogging che dovrebbe fornire ai lettori informazioni e contenuti di valore.

Questa spettacolarizzazione del mondo delle fashion blogger è una spinta mediatica che personalmente non condivido perché circonda di un’aurea d’oro una figura che invece è lontana dallo star system e inoltra porta alle banalizzazioni tipiche da chiacchiere da parrucchiere.

Una delle ultime volte che sono andata a tagliarmi i capelli ho sentito un discorso tra ‘sciure’ milanesi dove una diceva all’altra…’eh certo, prima c’erano le veline che volevano sposare il calciatore, ora ci sono le blogger che sposano i rapper’.

Le fashion blogger vogliono davvero questo? Vogliono essere inscatolate in questo cliché? Vogliono questo tipo di perfezione? O piuttosto vogliono essere riconosciute per la loro professionalità e autorevolezza?

 

A proposito,  in cosa consiste il tuo progetto #iosonociochevedi?

Oggi, come ho detto prima, siamo tutti personaggi pubblici, basta avere un profilo social.

Il nostro pubblico sono i nostri amici in primis, ma per chi lavora con il web il pubblico è tutta la community fatta di clienti, partner, fornitori, colleghi, influencer.

La grande differenza rispetto agli attori che calcano le scene è che noi siamo persone vere, non stiamo recitando o interpretando un ruolo.

Noi dobbiamo essere autentici per generare identificazione, riconoscimento, credibilità.

 

 

Obiettivo di #iosonociòchevedi è sensibilizzare il pubblico sui concetti di trasparenza, coerenza e autenticità sul web; in generale come valori che dovrebbero essere propri di ogni individuo; in particolare sul web come principi sui quali basare relazioni costruttive e sostenere in modo efficace anche la propria immagine professionale.

 

#iosonociòchevedi è una Community di utenti, professionisti, influencer, ma anche di aziende che hanno fatto dell’autenticità una delle loro fondamenta per costruire la propria credibilità e reputazione.

E’ un “Certificato di Autenticità” che consente agli attori del web di identificarsi reciprocamente quali detentori di questi valori e dunque professionisti autorevoli e riconosciuti.

#iosonociòchevedi è una dichiarazione di intenti da parte di chi espone sul proprio sito, blog, profilo social il nostro logo; è l’impegno a essere fedeli al concetto di verità e autenticità e allo stesso tempo un invito che si rivolge agli altri a essere sempre se stessi.

 

É facile smascherare una persona che non è ciò che vuol far credere online?

Sì, per quanto lo schermo possa costituire un filtro, se proprio non entriamo in contatto con il mago delle truffe, allora è abbastanza facile smascherare chi finge. Basta essere degli osservatori attenti rispetto ai contenuti che pubblica e alle dinamiche che crea con il suo pubblico.

La facilità e la portata con cui si pubblicano informazioni in rete è pari all’onda di ritorno. Se semini bene tornano solo frutti; altrimenti si rischia di rimanere intrappolati dalla marea di menzogne che si è buttato nella rete del web.

Oggi più che di fake news, a mio parere si dovrebbe parlare di fake people che, attenzione, non sono solo gli individui che sfacciatamente creano profili falsi, ma anche le persone che usano i loro profili veri per dare di sé stessi un’immagine fuorviante o per condividere informazioni e notizie inattendibili. Questi sono i peggiori dal mio punto di vista, perché basano le relazioni su false aspettative e generano profonda delusione quando poi vengono scoperti.

 

Qualche consiglio per le lettrici di 40 Spesi Bene?

Il mio consiglio è sempre essere se stessi e coerenti.

Se si decide di avviare un’attività di Personal Branding bisogna curarne tutti i dettagli seguendo questi due principi.

Ad esempio, dopo una consulenza di immagine che ci ha aiutato a migliorare il nostro aspetto esteriore e valorizzare la nostra persona e personalità, di solito si realizza un servizio fotografico che immortala questo cambiamento.

Non fermiamoci alla foto perfetta che poi orgogliosamente pubblichiamo su tutti i nostri profili social. Chiediamoci se questa foto ci rappresenta davvero e se è coerente anche con i contenuti del profilo.

Quante volte è capitato di vedere su Linkedin il profilo di un Imprenditore con un curriculum di tutto rispetto e con una foto che lo ritrae il giorno del suo matrimonio? Questi soggetti quando aggiornano la foto del profilo quasi sempre mettono la foto del matrimonio successivo cui hanno partecipato, magari quello della figlia? 🙂

 

Una delle regole per avere un’immagine e una comunicazione vincenti è l’aggiornamento costante.

 

Il web è veloce, dobbiamo essere altrettanto veloci  nell’allineare la nostra ‘vetrina’ online così come fanno i negozi al cambio di ogni stagione,  ogni settimana. Perché i gusti cambiano, i trend cambiano, gli orientamenti, la domanda e dunque si deve essere sempre ‘sul pezzo’ per essere appealing.

Qui parlo ovviamente di ambito professionale.

Se parliamo di profili personali, ricordiamo invece che tutto ciò che si pubblica resta visibile come se fosse scolpito nella pietra. Pertanto in questo caso il mio consiglio è adottare in rete lo stesso bon ton che si ha nella vita di tutti i giorni.

 

Reputazione online

 

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