ricominciare dopo i 40

Ricominciare dopo i 40. La storia di Claudia che cucina con amore

Ricominciare dopo i 40.

Ci vuole tanto coraggio e la giusta motivazione. Claudia Fraschini ci racconta la sua storia di rinascita. Un esempio per tante donne che stanno ancora cercando la loro strada e non si devono lasciar spaventare dall’età.

 

Ci sono momenti della vita in cui pensi che tutto ti si sgretoli attorno. A quel punto, o ti sotterri o ti rimetti in gioco. Io mi sono rimessa in gioco. Con fatica, perseveranza e anche un pizzico di follia. Grazie all’analisi, all’ironia e alla passione per un mestiere che è puro amore. La cucina.

Dopo una vita di precarietà con partita iva, stanca di traslocare, cucinare, apparecchiare e sparecchiare a casa d’altri, fare corsi e insegnare sotto il cappello di altre persone, ho deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo e costruire qualche cosa di solo mio.

Per mettermi alla prova, fisicamente e psicologicamente, ho fatto un trekking in Etiopia. Dai 4000 metri delle montagne, là dove si allenano i maratoneti, alla Dankalia, sotto il livello del mare. Pensando che se fossi sopravvissuta a un viaggio così faticoso ce l’avrei fatta ad affrontare tutto. E così è stato.

 

La Factory

Ho trovato un vecchia tipografia che faceva proprio al caso mio, solo che andava sventrata e ricostruita. A mia immagine. E così ho fatto. Ho fatto la mia proposta di acquisto dello spazio il 22 luglio del 2013, il giorno del mio 47 compleanno. Tre anni di lavori, distruzioni e ricostruzioni e la Factory ha preso forma. La costruzione della Factory è andata di pari passo con la ricostruzione della mia identità, grazie all’analisi. E così è arrivata Claudia Fraschini Cookin Factory. La mia azienda, il mio progetto, la mia casa.

 

Avevo bisogno di comparire, di essere in prima linea.

Di vedermi in faccia, non dietro ad altri.

 

Quando il capo cantiere a fine lavori mi ha detto: “Lo vede, si ricostruisce sempre”, ho capito che avevo abbattuto e ricostruito partendo da me.

Fin da bambina ho tenuto un diario in cui scrivevo ciò che mi piaceva e ciò che non mi piaceva. Ecco, nella Factory ho portato tutto ciò che mi piace. Una cucina che si trasforma, un luogo di incontro, una casa che ti accoglie, in cui prendere un caffè, chiacchierare e cucinare assieme. Tavoloni su cui mangiare, dopo aver cucinato, bevendo un bicchiere di vino. Fare ristorazione, cucinare per gli altri non significa essere al servizio degli altri, ma realizzare i desideri degli altri. Alla base c’è l’empatia. La capacità di entrare in relazione con le persone per cui e con cui si lavora.

Nel maggio del 2016 ho finalmente aperto. Emozione immensa.

Da lì è tutta storia.

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Il Cibo

“Dimmi come stai a tavola e ti dirò chi sei”, parafrasando questa frase mi verrebbe da dire “Dimmi come cucini e ti dirò chi sei”.

Il cibo ha una componente affettiva molto forte. Cura l’anima e il corpo, se lo vivi come espressione d’amore. Dalla mia cucina vedo passare tante persone, e quando le guardo cucinare capisco tanto di loro. Da quando aprono la burnia (barattolo, in piemontese) delle caramelle e tornano bambini, a quando si mettono in gioco cucinando. E questo mi piace tanto. Amo l’empatia, la caduta delle barriere, la comunicazione immediata che si costruisce su un tavolo da cucina. Che tu sia la casalinga di Voghera o un amministratore delegato, quando cucini togli i tuoi panni e diventi un cuoco.

 

Incontri fortunati

Tanti, tantissimi gli incontri fortunati. Dal mio team, che mi supporta e sopporta ogni giorno, Andrea Lavacca, lo chef, e Sabrina Lallai, il mio braccio destro e sinistro, e i ragazzi che mi aiutano negli eventi. E poi persone e aziende che hanno imparato a conoscerci e apprezzarci e che ci sostengono. Persone che ci vogliono bene e che vivono questo posto come fosse una casa, un luogo di affetti.

 

Insegnante

Mi sono anche scoperta insegnante, adoro lavorare con i giovani, trasmettere le mie passioni e il mio sapere. Negli anni ho imparato che per insegnare devi aver fatto, compreso ed elaborato tuo ciò che vuoi trasmettere. Devi raccontare ciò che hai vissuto, come l’hai vissuto e come lo realizzi.

Ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere dico: “dimostrate il vostro valore in termini di impegno e voglia di imparare, non chiedete mai quanto mi paghi? Proponetevi, mettetevi in gioco, dimostrate quanto valete in termini di affidabilità, impegno, voglia di fare e di imparare, capacità di osservare ed avere cura dell’altro. Guadagnerete comunque. Tutto il resto verrà”.

 

Difficoltà

I momenti di sconforto ci sono. Quando si lavora, è normale.

La solitudine è una brutta bestia ed essere una donna sola, che torna a casa e non ha l’abbraccio di qualcuno, non è facile.

La mia famiglia è alla Factory, a casa c’è solo Claudia, e qualche volta non mi basto. E poi certo questo resta un mondo maschile, ed essere donna non è facile, si combatte un po’ ogni giorno per rosicchiarsi il proprio spazio. Mi capita di aver paura di non farcela più, fisicamente, il lavoro è tantissimo e certo non si ringiovanisce.

 

Non mi abbatto facilmente.

Amo troppo ciò che faccio per arrendermi, e poi più che guardare ciò che è stato penso a ciò che sarà.

 

ricominciare dopo i 40
Claudia è un’artista del gusto, che vive di passioni: cucina, fotografia e viaggi, miscelandoli sapientemente come ingredienti fondamentali di una ricetta di vita! La trovate qui: Cooking Factory.

 

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