Mimì e la nazionale della pallavolo

Rivedere oggi tutto “Mimì e la nazionale della pallavolo”

Mimì e la Nazionale della Pallavolo.

 

Basta questo nome ad evocare in noi ragazzine degli anni 80 un turbinio di emozioni preadolescenziali!

 

Ma ve li ricordate i pomeriggi di fronte a Italia Uno a sciropparci i siparietti del pupazzo Uan e le interminabili pubblicità dei Giochi Preziosi  per poter finalmente vedere come andavano a finire le partite di Mimì Ayuara ?

A ricreazione poi tutte a copiare le improbabili  schiacciate della nostra beniamina, quelle che al ralenti ci facevano venire i brividi sulla schiena. Ci sembrava di essere lì, sul campo, insieme a lei.

E quando Mimì vinceva eravamo noi a vincere, anzi, a trionfare!

Generazioni di pallavoliste sono nate grazie a questo cartone animato giapponese e alcune sono diventate delle vere campionesse!

 

In preda alla nostalgia e desiderosa di proporre a mia figlia un cartone animato decente, mi sono messa a cercare su internet la raccolta completa delle puntate di Mimì e le Nazionale della Pallavolo. Dopo una ricerca un po’ difficoltosa, ho centrato l’obiettivo su Ebay e con grande entusiasmo ne ho fatto dono a mia figlia per Natale.

 

Mimì e la nazionale della pallavolo

 

Dopodichè ci siamo messe a guardare le puntate strette strette sul divano, ma

 

il risultato è stato spiazzante.

 

A rivedere oggi Mimì e la Nazionale della Pallavolo mi rendo subito conto che è un concentrato di masochismo, bullismo, concetti antisportivi che rasentano il ridicolo. Roba da chiamare subito Telefono Azzurro.

 

Con la testa di oggi riconosco immediatamente che Mimì è la rappresentazione di quello spirito di sacrificio e abnegazione tipicamente giapponese che porta un membro della Yakuza a tagliarsi il mignolo per mostrare il suo rincrescimento.
Non c’è spazio per la leggerezza dell’età, tutto è pervaso da un senso del dovere schiacciante, autolesionista, anche dal punto di vista fisico. Sempre quest’aria tetra da morte improvvisa. Suvvia, Mimì, siete lì a giocare, mica a combattere una guerra termonucleare globale!

Perchè Mimì Ayuara oggi non potrebbe mai avere il successo che ha avuto negli anni ’80?

 

Quando è saltata fuori la scena di Mimì che si allena alla ricezione con le catene ai polsi mia figlia si è girata verso di me e mi ha chiesto: “Ma è scema?”. Roba da denuncia dell’allenatore, insomma.

Noi, ai nostri tempi, dopo un attimo di incredulità, ci limitavamo a sobbalzare sul divano ogni volta che la palla lacerava i polsi sanguinanti della nostra eroina. E ogni volta Mimì gemeva, oh se gemeva, in un connubio di dolore e piacere che solo molti anni dopo avremmo compreso.

E il bullismo tra ragazze nello spogliatoio? Nessuna ragazza che denuncia, nessun adulto che intervene.

Le avversarie quando schiacciano e fanno punto non sono semplicemente delle agoniste. Sono nemiche crudeli, che si girano verso le sconfitte con un ghigno malefico, per sbeffeggiarle.

E poi le azioni assurde! Ve le ricordate le sorelle Agisawa, che quando saltano sotto rete diventano un sol uomo? Da morir dal ridere!

Per non parlare delle schiacciate effettate che scomparivano nel nulla sotto gli sguardi di incredulità di allenatori e giocatrici. Sim sala bim!

Mimì poi è un’autolesionista che non ha altri interessi oltre alla pallavolo.

E quando ne ha MUOIONO: lo sciapo Sutomo cade dentro un burrone con il camioncino della verdura, reo di aver accelerato troppo per non perdersi la partita di Mimì. Per la serie “giocherai con dolore”.

 

Hongo è un buffone: non fa niente, non dice niente. Mimì decide tutto in solitaria, poi arriva la vice allenatrice che gli chiede “E’ stata tutta una tua idea, vero?” E lui si prende il merito.

Mimì e la nazionale

 

Gli allenatori sono tutti silenziosi e mefistofelici, rappresentanti di un Edipo irrisolto per cui Mimì brama l’approvazione del leader supremo e per questo si avvilisce nel corpo e nello spirito senza mai contestare decisioni incomprensibili. Anzi, più le decisioni del mister sono incomprensibili più sono giuste!

With compliments by Diego

mimì e la nazionale della pallavolo

 

Per non parlare del contesto assurdamente ipercompetitivo. In una puntata Mimì subisce un odioso ricatto: non dovrà giocare una partita altrimenti verrà data alle stampe una foto del suo allenatore in compagnia di una prostituta! Oggi sarebbe uscita live sulle Stories di Instagram.

 

Ciò nonostante, devo riconoscere che ci sono

elementi fortemente positivi, anzi, al giorno d’oggi raccomandabili.

 

Per esempio, tutti i risultati raggiunti da Mimì sono frutto di impegno, abnegazione, passione e fatica psico-fisica.

Noi ragazzine nate negli anni 70 attraverso un banale cartone animato capivamo che la vita è dura e il successo costa (lo diceva anche Lydia, l’insegnante di danza di Saranno Famosi, ricordate?).

Avete fatto caso ai cartoni di oggi? Tutti battutine veloci, supereroi sardonici, poteri magici che risolvono, merchandising più che sceneggiature. Al limite il logos di Phinneas e Ferb o di Dora l’Esploratrice, ma la goccia di sudore e il piantino mai.

 

La trama è lenta, lentissima. Dieci secondi per una schiacciata che nella realtà dura un battito di ciglia, partite lunghe due puntate. Oggi è estenuante, ma all’epoca ci avevano educate all’attesa, a pregustare il finale da brividi, la riscossa, la catarsi della vittoria dopo le umiliazioni. Aspettare fa godere.

Mimì e la nazionale della pal

Ma anche la riconciliazione con l’avversario.

Per puntate e puntate gli sceneggiatori ci sfragolavano con la rivalità tra compagne di squadra o capitani di squadre avversarie. Nulla ci veniva risparmiato: risse, battute al vetriolo, sguardi di malocchio, financo il rapimento di Mimì!

Ma poi, alla fine, quando Mimì con la goccia di ciclone o la foglia cadente vinceva la Partita di Tutte le Partite, la nemica abbassava lo sguardo in segno di rispetto, allungava la mano per stringere la sua e le tributava l’onore che si meritava.

L’avversario battuto che si manifesta consapevolmente inferiore: tutto questo in effetti fa molto karate, gli adepti lo riconosceranno.

E quindi?

Insomma, alla fine Mimì e la Nazionale della pallavolo restano sempre nel mio cuore, nonostante i difetti di sceneggiatura, anzi, forse proprio per quelli!

 

Cosa pensate di questa recensione 30 anni dopo? Siete d’accordo?

Ma soprattutto:

dite che se mi compro questa felpa esagero?

 

mimì e la nazionale della pallavolo

 

“Mimì e la nazionale della pallavolo” in 3 minuti e mezzo!

 

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