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Traslocare è come partorire

Questa mattina uscendo ho visto un camion dei traslochi davanti a casa… sono trasalita, come risvegliata da un incubo! Per una frazione di secondo ho pensato che fossero lì per me!

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Chi è passato di recente dall’esperienza del cambio casa mi capirà, ne sono certa.

La nostra “avventura” è iniziata all’inizio dell’anno, trovando finalmente la casa giusta per noi, quella che proprio non si poteva rifiutare. Si, perché cambiare casa era diventata un’ esigenza soprattutto per i ragazzi che scalpitavano per poter avere finalmente uno spazio tutto loro. Per quanto mi riguarda ero talmente affezionata al nido dove la nostra famiglia era nata e cresciuta e che ci aveva visto felici da avere quasi paura di spezzare questa sorta di incantesimo.

Detto questo, pronti, via! Si cambia! Avendo a disposizione diversi mesi prima dell’effettivo trasloco ero certa di poter fare le cose con tutta calma.

Mi sono procurata con grande anticipo cartoni, rotoli e rotoli di scotch, vari tipi di carta da imballo per piatti, bicchieri e amenicoli vari (mi raccomando, non usate la carta di giornale che poi vi tocca rilavare tutto!) e mi sono ripromessa di passare in rassegna ogni angolo della casa selezionando e buttando tutto il buttabile.

Eppoi, mi sono detta, che problema c’è? Non è che devo fare tutto da sola, no? Ho i miei giovani virgulti che, presi dall’entusiasmo per la nuova casa e dalla gioia di poter avere finalmente la propria camera faranno a gara per darmi una mano!

Ecco. Diciamo che mi ero un po’ illusa. Quello che è successo, in effetti, rispecchia esattamente il loro essere. Tanto per cominciare, voglia di faticare, zero! Che scoperta!

Quale adolescente non vede l’ora di passare qualche (torrida) giornata selezionando abiti, libri, Topolini, vecchi giocattoli, quaderni delle elementari per poi inscatolarli?

Giulia, quanto meno, ha mostrato un certo interesse nello scegliere mobili e accessori per la sua stanza. Quanto a Jack, ha riprodotto esattamente la cameretta precedente nella nuova casa (poster inclusi). La sua unica preoccupazione è stata quella di avere computer e wifi funzionanti e una porta da potersi chiudere alle spalle.

Menzione speciale al marito, notoriamente non avvezzo ai lavori domestici e affini, e che il giorno del trasloco doveva lavorare (sic!) ma che ha trascorso le sue vacanze alla ricerca di mobili, scarpiere, portasalviette e spazzolini per il water.

Per quanto mi riguarda, dico solo che è stato il periodo più faticoso della mia vita: più di 100 scatoloni fatti e disfatti, 15 mobilifici visitati, 3 chili persi, 6 tour all’Ikea e 9 da Leroy Merlin e uno svariato numero di notti insonni a pensare alle cose che mi restavano ancora da fare…

L’inevitabile lacrimuccia versata nel momento in cui mi sono chiusa la porta della vecchia casa alle spalle ha lasciato presto il posto ad un sorriso denso di soddisfazione!

Il trasloco resta un’occasione unica per ripartire da zero, disfarti di un sacco di cose di cui puoi tranquillamente fare a meno, organizzare gli spazi in maniera intelligente e rimettere in moto il cervello spesso ingabbiato in mille abitudini.

E a pensarci bene è un po’ come partorire: dopo un po’ ti dimentichi della fatica e sei pronta a ricominciare. Sì, magari fra una ventina d’anni…

baby