Marie Kondo

Una casa piena di non si sa mai

Se  negli ultimi anni mezzo mondo è impazzito per  “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo un motivo ci sarà.

Se poi riflettiamo che questo mezzo mondo è praticamente composto di sole donne, allora tutto è chiaro.

 

Noi donne abbiamo questa capacità formidabile di collezionare oggetti, vestiti, accessori “utili”. Magari non adesso, ma forse, in futuro indispensabili, della cui assenza potremmo pentirci. Perchè siamo le risk manager delle nostre famiglie.

 

Praticamente abbiamo una casa piena di “non si sa mai”.

 

Vi faccio il mio caso, ma sono certa che mi capirete.

Sono appena rientrata dalle vacanze estive e già mi sento sopraffatta dal disordine della nostra casa.

Certo, il fatto che i figli siano molto disordinati e che mi tocchi rincorrerli per obbligarli a mettere a posto i loro abiti/giochi/libri/materialescolastico è una delle cause.

 

Ma non è solo questo.

Mi basta osservare mio marito.

 

Dalla valigia delle vacanze ha tirato fuori un pantalone lungo e due corti, qualche maglietta e un paio di camicie eleganti mai messe (l’avevo obbligato io a portarle).

Tutto il resto – ed era TANTA ROBA – era tutto mio.

 

Se poi conteggio le ante dell’armadio di famiglia io lo batto 10 a 5. Del numero di scarpe meglio non parlare.

 

E’ chiaro che ho un problema con gli oggetti.

Mi riesce molto meglio il decluttering delle persone tossiche.

Oh quelle sono in grado di lasciarle andare benissimo! Ma sulle cose materiali vado malissimo.

 

Mentre mi dibatto in questo disordine fisico seguo da lontano le penose avventure dei nostri amici americani. Di Houston, per l’esattezza.

A causa dell’uragano Harvey, sono stati costretti ad abbandonare a bordo di un kayak  la loro casa allagata ed inagibile – e che resterà tale a lungo.

 

Photo credits

 

La mia amica dice che le si è spezzato il cuore quando ha capito di aver perduto per sempre alcuni ricordi molto importanti per lei, come ad esempio gli annuari scolastici, che per gli americani sono un must.

Ma che poi, bizzarramente, è stata pervasa da uno strano senso di liberazione, come se l’aver perso quegli oggetti importanti fosse un’occasione positiva, di crescita. per diventare più minimalista e meno materiale.

 

Dette da una persona che non sa quando potrà rientrare a casa e riprendere una vita normale, queste parole suonano ammirevoli.

 

Perchè il fatto è che le cose stancano.

Gestirle, spostarle, pulirle, conservarle.

Ma le cose sono solo cose, per l’appunto.

 

E forse il nostro tempo, che è risorsa immateriale ma preziosissima in quanto limitata, va speso per le persone, per noi stessi, per sentirci liberi.

 

Delle cose possiamo godere, ma non contarci per sempre. Tutto è provvisorio.

 

Dobbiamo imparare a dare il giusto valore ai ricordi, a ciò che abbiamo imparato e che resta dentro di noi. Soprattutto dobbiamo ricordarci di esistere a prescindere da ciò che ci circonda e che a volte ci schiavizza. Non è facile, lo so.

 

Un giorno di molti anni fa, durante una vacanza itinerante con amici, decisi di fare un bagno al mare.

Le valigie restarono in auto. Quando tornammo la mia valigia non c’era più. Rubata.

 

Restai così: in costume.

 

All’inizio fu scioccante, ero in preda al panico, non sapevo che fare.

 

Poi trascorsi gli ultimi giorni della vacanza portandomi dietro un sacchetto di plastica con uno spazzolino e due mutande.

Avevo fatto pace con il furto e mi sentivo leggera, senza responsabilità.

 

E questo è un ricordo che nessuno potrà togliermi.