Una splendida giornata straviziata stravissuta senza tregua

Una splendida giornata straviziata stravissuta senza tregua

Avete presente quando a primavera vi sentite uno straccetto, prese a tenaglia tra il lavoro, le attività extrascolastiche dei figli e la voglia di sole, mare e di un divertimento che riguardi principalmente la ragazza che c’è ancora in voi?

 

Ecco, a me quest’anno, quando mi sono sentita così, è partita la fregola dei concerti all’aperto, della musica con i vento tra i capelli, del cuore di panna in jeans e maglietta. E dunque per i miei 45 anni mi sono fatta da sola il regalo che volevo.

 

Ho preso due biglietti per il concerto di Daniele Silvestri, Max Gazzé e Carmen Consoli al Collisioni Festival di Barolo, un evento agrirock che si tiene tutti gli anni in mezzo a vigneti spettacolari, lontani da tutto. Ho anche prenotato una camera in un posto romantico e solo successivamente ho avvertito mio marito: tieniti libero il 15 luglio. Stop.

 

Ci sono momenti nella vita in cui la quarantenne ha tremendamente bisogno di sentirsi come a venti.

Ha proprio la necessità fisica di dimenticarsi dei suoi doveri verso le persone che ha messo al mondo e ama sopra a ogni cosa e di esistere solo per se stessa.

 

⇒ Ma a voi ogni tanto, tra una firma sul diario dei figli, la spesa grossa della settimana e la coda in Tangenziale non torna in mente come vi sentivate prima?
Quando esistevate solo per voi stesse (o al massimo per voi in coppia), quando l’obiettivo era vivere emozioni forti senza porvi il problema del prima, del dopo e del durante? Quando più eravate stanche e distrutte alla sera tanto più eravate felici?
C’è una canzone di Vasco Rossi a cui sono particolarmente affezionata, perché mi ricorda tutte le scorribande fatte in campeggio con le mie amiche, a bordo della mia Panda verdina senza servosterzo e aria condizionata: Una splendida giornata.
Ditemi se anche per voi vent’anni fa non è stato così:

“Cosa importa se è finita

E cosa importa se ho la gola bruciata, o no

Cio che conta è che sia stata come una splendida giornata

Una splendida giornata

straviziata

stravissuta senza tregua

Una splendida giornata

sempre con il cuore in gola fino a sera

finché la sera non arriverà”

 

Ecco, io credo che a quarantacinque anni (e oltre) noi donne abbiamo ancora tanta voglia di arrivare a sera stanche per il troppo ridere, per il troppo cantare a squarciagola, per il troppo ballare e anche per il tanto amare.

 

Quando siamo arrivati a Barolo mi è apparso subito chiaro che partecipare al concerto avrebbe richiesto grandi doti di adattabilità e resistenza fisica: bisognava parcheggiare lontano dal centro del paese, poi azzuffarsi per una navetta e infine arrivare alla piazza principale, dove si sarebbe svolto il concerto. Temevo che il mio accompagnatore coniugale non avrebbe condiviso la fatica con lo stesso spirito adolescenziale!

Comunque ormai eravamo lì, in trappola, e dovevamo ballare.
Mentre lui litigava nel parcheggio polveroso, io afferravo due focacce e decidevo di percorrere a piedi i chilometri che mi separavano dalla meta.

Solo che, dopo nemmeno 50 metri, mi si affianca a passo d’uomo una Opel scassata con su quattro ragazzetti e un cantante-chitarrista con la testa riccia fuori dal finestrino, come a dire “La bellezza della musica, mentre voi a piedi…”.
– Ehi! – lo chiamo io. – Mi dareste un passaggio?

-Eh? Oh, certo.

 

 

E quindi mi ritrovo in auto con questi musici ventenni tutti giulivi, che hanno il pass fino al centro storico e lì mi portano. Due bergamaschi, un americano con le treccine e un inglese con il bandana che mi chiede di fargli lo spelling di Gazzé.
– The concert lasts 5 hours. – dico io.

– 5 hours? Like Bruce Springsteen? – mi chiede lui.

– Ehm, yes, but they are three…

 

 

Ad un certo punto raccattano per strada anche una certa Giulia, che si mette in braccio il più magro dei tre e rimane su quando io scendo. Chissà se è nato un flirt…

Insomma, alla fine aspetto il marito che nel frattempo è entrato in modalità rock’n roll.

 

Ora siamo nella piazza, cavoli, solo posti in piedi. Ma imborghesita come sono ho veramente voglia di stare in piedi per cinque ore? All’ultimo concerto mi ero preoccupata di avere posti comodi…

Seduta sull’asfalto, addento la focaccia del chiosco e osservo i miei vicini. Oddio, troppi fumatori, soffocherò!

 

Poi al tramonto si abbassano le luci e parte il concerto.

In un attimo mi dimentico di quanti anni ho. Penso solo a godermi il fresco della sera, a cantare squarciagola e ballare tra la folla.

 

 

 

 

Resistiamo in piedi per 5 ore, il concerto finisce alle 2 di notte.

La luna è alta nel cielo, dalle vigne si alza un vento d’estate profumato e carico di promesse.

Camminiamo al buio in mezzo a ragazzini e quarantenni come noi.

Ridiamo, ci abbracciamo.

Via, verso la navetta! In un attimo siamo nel nostro bed and breakfast.

 

Chiudo gli occhi stanca ma esaltata.

Mi addormento subito con il sorriso sulle labbra.

 

E’ stata proprio una splendida giornata: straviziata, stravissuta. Senza tregua.

 

 

 

 

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