I minorenni sono i grandi perdenti del coronavirus

Due mesi fa eravamo all’inizio della quarantena, oggi viviamo in un regime sanitario.

In questo periodo abbiamo festeggiato i 12 anni di mia figlia, a marzo, e pochi giorni fa i 14 di suo fratello. Due compleanni indimenticabili, in isolamento.

Non starò qui a lamentarmi di non aver potuto organizzare grandiose feste di compleanno, perchè non è questo il punto.

Però devo ammettere di essermi sbagliata, di non aver capito subito.

Che questa prigionia per il nostro bene ci avrebbe fatto così male. Che avrebbe fatto loro così male.

Non solo alle tasche, ma soprattutto al morale.

Qui voglio parlare da mamma.

Con tutto il rispetto per i poveri morti, tra i superstiti i minorenni sono i grandi perdenti del coronavirus.

Soggetti non economici, non contano niente.

A loro sono state tolte la scuola, le attività extrascolastiche, gli amici e qualsiasi genere di socialità.

Per anni abbiamo cercato di spiegare loro quanto fosse importante vivere una vita concreta, lontana dallo schermo di un telefonino. I videogiochi violenti no, le chat fino a mezzanotte no, i pomeriggi su YouTube no. E oggi ci ritroviamo a lasciarli incontrare professori, compagni, amici e parenti solo ed esclusivamente sul cellulare o sul pc.

Se è vero che è tutta la categoria dei minori che ci perde, ogni under18 ci perde a modo proprio.

Prendiamo i preadolescenti e gli adolescenti.

Si stavano affacciando ad un mondo di piccole autonomie: la spesa sottocasa da soli, la passeggiata con un amico, la ricerca di spazi personali indipendenti dalla famiglia.

Tutto questo è stato bloccato, via alla regressione.

Che ovviamente non poteva funzionare, anche se all’apparenza sembrano tutti ragazzi obbedienti, più maturi della loro età, loro sì che hanno qualcosa da insegnare a noi adulti, come hanno titolato certi giornali con le fette di prosciutto sugli occhi.

Dopo più di due mesi di limitazioni alla libertà personale i ragazzi non ce la fanno più. Dietro le porte chiuse delle loro camerette, dietro lo sguardo fisso sullo schermo azzurro di un pc, in un susseguirsi di  giornate fotocopia: sveglia, lezione online, compiti online, pausa online, cena, serata su Netflix o in chat con gli amici.

Adesso che le passeggiate sono consentite (!!!) alcuni non vogliono nemmeno uscire. Perchè il punto è uscire per incontrare un coetaneo e fare qualcosa con lui. Per un adolescente è difficile immaginarsi ad almeno un metro di distanza  dal migliore amico a chiacchierare indossando una mascherina. Noi adulti possiamo anche spiegare ai nostri figli l’importanza del movimento, delle passeggiate, ma loro vogliono poter tirare quattro calci a un pallone, darsi una pacca sulla spalla, oppure un bacio

Altri ragazzi, lo so per certo, hanno paura ad uscire di casa. Terrorizzati dalla visione intensiva dei telegiornali e con la paura di un contagio che potrebbe mettere in pericolo le persone che amano, hanno la colpa di essere giovani e più forti e non vogliono ritornare là fuori.

Che estate aspetta questi ragazzi?

Cancellati tutti i campus estivi, i viaggi studio, gli oratori, finito il simulacro di scuola online, cosa li attende?

Per i più fortunati un trasferimento nella seconda casa al mare, dove al momento non potrebbero nemmeno fare il bagno con un ragazzo della loro età?

Spero vivamente che con i prossimi mesi il Governo consenta una maggiore vita sociale. Perchè questa non è una vita dignitosa e il costo dell’essere sani è diventato veramente troppo alto.

P.S.

Nell’ambito di Zona Verde, il programma online a cui partecipo con Iolanda Restano e Federica Piccinini, abbiamo parlato degli adolescenti con il dr. Alberto Pellai, un medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, che stimo e ho conosciuto diversi anni fa quando collaboravo con Essere e Benessere su Radio24. Vi invito ad ascoltarlo. per me è stato utile. Hanno partecipato anche Valentina Petri di Portami il diario e Rossella Boriosi di Grimilde.

 

QUI tutti i libri del dr. Alberto Pellai

 

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