Milano fino ad un mese fa

Fino ad un mese fa abitavo in una grande città piena di vita e di iniziative, popolata da milanesi di nascita e tantissimi milanesi d’adozione.
Fino ad un mese fa potevo uscire di casa e, con pochi passi, essere nel centro della movida dei Navigli. Locali a profusione, bancarelle, déhors, turisti, scorci pittoreschi immortalati su Instagram.
Fino ad un mese fa mi bastava attraversare la strada per trovarmi davanti alla Bocconi, circondata da una gioventù bella ed internazionale, studenti sorridenti e alla moda che pranzavano in uno dei numerosi ristorantini della zona.
Fino ad un mese fa il dibattito su internet riguardava la gentrificazione del centro di Milano, lo strapotere degli affitti brevi e la validità dei progetti di sviluppo immobiliare in vista delle Olimpiadi invernali del 2026.
Fino ad un mese fa un bilocale al piano terra da ristrutturare 7.500 Euro al metro quadro.

Fino ad un mese fa Citylife e Bosco Verticale.

Fino ad un mese fa tanto lavoro.

Fino ad un  mese fa ce la meritiamo una bella vacanza.

Fino ad un mese fa “Mamma, che bello vivere a Milano”.

Fino ad un mese fa “Mamma posso andare al sushi con i miei amici?”

Fino ad un mese fa due figli agonisti e i week-end scanditi dalle partite di campionato.

Fino ad un mese fa il caffè con un’amica.

Fino ad un mese fa passeggiata in centro a vedere le vetrine.

Fino ad un mese fa al cinema, a teatro, ad una mostra.
Fino ad  un  mese fa festa di compleanno a casa nostra.

Fino ad un mese fa.

 

Mi sembra passato un anno.

E’ cambiato tutto.

Le prospettive della città, lo stare insieme.

 

Vedo mio marito tutti i giorni a colazione, pranzo e cena. Prima per sapere dov’era dovevo consultare un file excel.

 

Per strada, dove c’erano gli studenti della Bocconi, non si vede più nessuno. Ogni tanto qualcuno con il cane, lo sguardo basso sul cellulare.

 

A volte, mentre dormo, mi sveglio, perchè nel silenzio più assordante il minimo rumore mi sembra fragoroso.

 

Cucino con lentezza e maggiore cura, con un piacere mai provato prima. Peccato per le sirene delle autoambulanze che mi ricordano il motivo della nostra reclusione.

 

Dormo molto e la sera ceno ad un’ora decente, come non mi capitava dalle vacanze estive. Sono in forma, ho perso tre chili, merito della ginnastica che mi obbligo a fare tutti i giorni per dare un ritmo alla routine.

 

Faccio i mestieri volentieri. Non pensavo di poter arrivare  a questo! Del resto, abitare nella sporcizia e nel disordine non piace a nessuno, dopo i vent’anni.

 

I  due preadolescenti che ho in casa sono privati di tutto: della libertà personale, visto che la legge non concede loro nemmeno l’ora d’aria, della scuola, dello sport e degli amici. Internet e il cellulare, strumenti che un tempo noi genitori cercavamo di limitare, sono diventati degli alleati. Alternativamente strumenti di studio o di distrazione da una realtà pesante e privativa.

 

Cerco di far vivere loro solo la dimensione del presente: credo impazzirebbero se realizzassero di dover restare chiusi in casa fino a maggio, cioè almeno due mesi. Non parliamo più dei progetti estivi, non voglio deluderli. Tutto quello che verrà andrà bene. Basta che sia fuori da queste quattro mura.

 

Noi adulti pensiamo ad un futuro estremamente diverso da come ce l’eravamo immaginato. Chi è libero professionista è padrone del proprio destino nella buona e nella cattiva sorte.

 

Pur non augurandomelo, sono certa che prima o poi prenderò il Coronavirus. Spero che i miei genitori escano bene da questa brutta storia. Dal loro atteggiamento mi rendo conto che, come molti della loro generazione, si sentono immortali.

 

Nell’orrore di questa vicenda, che influenzerà la vita di miliardi di abitanti nei prossimi decenni, rendendoli più poveri ed indifesi, c’è qualcosa di sinistramente utile. Un imprevisto senso di rivoluzione e rinascita, di risveglio dal coma del paradigma lavora-produci-specula. Per parte di noi. Per altri sarà uno sprofondare ancora più in basso.

 

 

 

Photo by Fernando Meloni on Unsplash